memorie di guerra di Francesco Formigari

Lettere

Dalla prigionia, 20 giugno-16 ottobre 1918

Una testimonianza

Il documento sopra riprodotto proviene dall'ufficio per le notizie ai famigliari di Bologna, una organizzazione volontaria fondata dalla contessa Lina Bianconcini Cavazza.

Non vi sono dettagli sulle modalità di cattura del Formigari, ma questa avvenne il 19 giugno 1918 durante la seconda battaglia del Piave. La brigata Campania era attestata sul Montello e dovette fungere da supporto alla sinistra della 58a divisione impegnata prima nella resistenza e poi nella controffensiva per rioccupare le posizioni perdute. Il primo luogo di detenzione è agli estremi dell'impero, in Transilvania, vicino al paese di Sibot onde a scoraggiare qualsiasi tipo di fuga. Al contrario di altri racconti di prigionia in campi austro-ungarici, i racconti testimonierebbero un trattamento umano e dignitoso; probabilmente, nel 1918, essere ufficiali consentiva alcuni vantaggi anche in campo avverso.

1. Cartolina

20 Giugno 1918. Carissimi, dopo quattro giorni di combattimento son stato fatto prigioniero. Sono in viaggio verso il campo di concentramento. Sono incolume, in buona salute e per ora sono soddisfatto del trattamento che mi si fa. Scriverò appena a posto. Vostro Checco.

2. Telegramma

BIN GESUND UND GRIEKSGEFANGEN SCHICKEN SIE MIR WAESSCHERAI BROT PAPIER AN DIESE ADRESSE: FORMIGARI FRANCESCO KRIEGSGEFANGENEN LAGER UFFIZIERS ABTEILUNG KENIERMEVIE UNGAR

In calce, a matita, la traduzione: "sto bene mi trovo prigioniero mandate biancheria pane e carta...".

3. Lettera

Kenyermezö (Ungarn), 4 luglio 1918. Carissimi, finalmente posso scrivervi da questo paesucolo dell'Ungheria dove sono relegato. Consolatevi anzitutto di quanto mi è capitato, perché, se esso rappresenta senza dubbio una disgrazia che non vorrei mai mi avesse colpito, mi permette tuttavia di fare assegnamento sulla mia vita avvenire e riprendere i progetti e speranze di una volta. Non mi dilungo nel raccontare ciò che mi è accaduto dal 15 al 19 Giugno, giorno in cui fui fatto prigioniero, sono i soliti casi che ò provato e i soliti pericoli in cui sono incorso negli altri più brutti periodi della mia vita di guerra. Il mio maggiore è stato gravemente ferito al petto; sono miei compagni di prigionia un capitano pure del Battaglione, un tenente e i due medici. Sono perfettamente incolume e sano.
Mi affretto anche a rassicuravi sulle condizioni di vita. Per ora si tira avanti discretamente ed è sperabile che le nostre condizioni miglioreranno in seguito. In mio telegramma vi ò chiesto pane e biancheria e carta da scrivere; quando riceverete questa mia avrete certo spedito qualche cosa; ad ogni modo vi enumero qui le cose che mi occorrono con maggiore urgenza:
1. biancheria (poca ma pesante);
2. sapone;
3. quei viveri che vi sarà possibile mandare, compatibilmente alle vostre condizioni economiche, cercando di mandare, oltre al pane, cose sostanziose come cioccolatta, formaggio e qualche focaccia fatta con le uova;
4. occhiali.
Libri non è concesso disgraziatamente di inviarne. Sono veramente addolorato di dovervi imporre dei sacrifici finanziari che cercherò di ricompensare quando potrò. In ogni caso ricordatevi che voi dovete avere dall'Ufficio Amministrazione del reggimento il mio stipendio dal 1° al 19 Giugno, che io non ò riscosso e che ammonta a circa 250 lire, che vi serviranno per le spese di biancheria. Di più dovete ricevere dal Deposito del Reggimento (cioè scrivendo al deposito del 32° Fant. di Avellino) la mia cassetta, ove troverete però poca roba, avendone io portata con me gran parte. Infine al Comando del Battaglione sono rimaste un paio di uniformi diagonale (che, avendole, potreste spedirmi insieme a un berretto, non avendo con me che l'elmetto) e il nécéssaire per toilette che voi conoscete. Per questa roba potete scrivere al Comandante del 3° battaglione del 135° Fanteria, ove c'è il Sergente Maggiore Chierchia che ne deve rispondere. Se credete, insistete, perché detto Sergente Maggiore è alquanto camorrista.
Oggi ànno detto che io posso scrivere due lettere e due cartoline al mese; cioè una volta la settimana. Inoltre è con me il figlio di Politi, quindi anche per mezzo di questi potete avere mie notizie. Per i pacchi e le lettere vostre non so nulla di positivo; ma a voi sarà facile sapere tutto.
Vi ripeto il mio indirizzo: -Kriegsgefangener Lager - Kenyermezö (Ungarn) - Offiziers Abteilung-. Ciao e state di buon animo. Vostro Checco.

4. Cartolina

8 luglio 1918. Carissimi. vi ò già inviato una lettera; ma siccome questa giungerà prima, riassumo qui quello che ò già detto là. Pacchi - Qualora vogliate inviarmi qualche pacco (perché qui altro che tre e tre sei!) spedite cose sostanziose come cioccolatta, formaggio, frittelle fatte con uova, più pane. Scrivete poi al Reggimento che vi mandi il mio stipendio dal 1° al 19 giugno, ammontante a circa 250 lire, con le quali farete fronte alle spese di biancheria che mi manderete man mano; più dovrete avere la cassetta e due divise da me lasciate al C.do del Batt.ne Siccome poi qui l'inverno si promette rigido [segue una riga e mezza resa illegibile da una scrupolosa raschiatura] un berretto (se c'è, quello che ò lasciato a casa) e un po' di gallone d'A. M. Farete sapere al Reggimento che con me sono il Capitano Rastelli, il tenente Di Salvia, i Tenenti medici Grimaldi e De Petrillo e che il maggiore Piccone fu lasciato, ferito al petto, al posto di medicazione occupato dagli austriaci. - Qualora possiate fare qualcosa per il mio ritorno, mi scriverete quando la vostra azione si esplicherà e io l'appoggerò con i miei mezzi. State di buon animo come io sto e pensate che un giorno saremo definitivamente riuniti. Baci
Vostro Checco.

5. Lettera

Kenyermezö, 12 luglio 1918. Carissimi, ecco passati ventiquattro giorni di prigionia; chissà quando riceverò vostre nuove e oso appena sperare che vi siano giunte le prime mie notizie. Ò pensato molte volte allo spavento che avrete provato stando tanto tempo senza notizie e sapendo cosa stava succedendo sul Montello; ma ora tutto sarà finito e non vi resta che attendere con tranquillità fiduciosa che giunga il momento del mio ritorno e io possa riprendere, chiusa la parentesi guerresca, i miei studi ai quali ora, in questa solitudine ungara, mi sento portato con rinnovato ardore.
Notizie da darvi non ne ò; sto bene e cerco di combattere la noia; questo e mangiare costituiscono le due preoccupazioni. Libri è proibito mandarne da casa; vedete però se potete mettere fra la biancheria un Dante tascabile, nell'edizione Passerini (Sansoni, Firenze). Biancheria mandatene poca; basta un paio di mute pesanti. Come roba da mangiare, oltre quello che vi ò già detto, credo che fagioli e lenticchie siano indicati; ma fate voi con quei mezzi che avete e senza imporvi troppi sacrifici. Io sono disposto a sopportare l'ultima avventura stoicamente, benché talora il ricordo dei prosperi tempi di Romans e Bastiglia mi bruci.
Io potrò scrivere due cartoline e due lettere al mese. Le cartoline ànno corso più rapido, ma per ora non ò potuto procurarmene che una che vi ò già spedito. Si spera però che arrivino da Budapest e allora ne avremo in buona quantità. In caso stiate molto senza ricevere telegrafatemi; io risponderò telegraficamente. Però anche in caso di mancanza di notizie non allarmatevi perché ciò è dovuto alla chiusura della frontiera svizzera che avviene ogni tanto a causa delle operazioni militari. Come stipendio ricevo 180 lire mensili che vanno tutte in spese di mensa e qualche carabattola. A dormire non c'è male. Non è concessa l'uscita dal campo di concentramento. Si spera che, andando via i Russi che sono con noi, le nostre condizioni miglioreranno.
Fatemi sapere che cosa si fa nella bella Roma, nella quale avevo sperato di poter venire per la 2a licenza annuale.
Oltre allo stipendio arretrato che dovete avere, alla cassetta e alle divise, di cui vi ò parlato già, dovreste scrivere al reggimento per la polizza di assicurazione, per la quale io mi ero già iscritto in un elenco da me stesso compilato, come Aiut. Magg.re, per tutti gli ufficiali del Battaglione verso il 25 Maggio u.s. Non perdendone io il diritto per la prigionia, diano corso alla pratica. Ricordatevi che una delle due polizze mi dà diritto, a guerra finita, a L. 5000, percepibili a rate, per finire gli studi. Quindi vale la pena di insistere. Io non posso scrivere direttamente.
Il Capitano Politi sta bene. Saluti a Norza e a Reggio se lo vedete. Ciao Checco.

6. Cartolina

Kenyermezö, 16 luglio 1918. Miei cari, Niente di importante da dirvi. Sto bene in salute e le nostre condizioni generali vanno un po' migliorando. Desidero avere vostre nuove ma certamente passerà ancora del tempo prima di poter riallacciare le comunicazioni. Informatevi presso la Croce Rossa per la spedizione di libri; se si può, speditemi una grammatica francese che ò nella libreria. In lettera che scriverò in settimana indicherò altri libri, scegliendo fra quelli che già ò, per risparmiarvi spese. Per quanto riguarda l'associazione alla Croce Rossa credo avrete già fatto tutto. State di buon animo; quanto a me, se posso avere qualche libro, posso aspettare con calma il giorno del ritorno, attendendo allo studio delle lingue. È passata la Lia? Datemi vostre dettagliate notizie. Saluti ai parenti e agli amici. Checco.

7. Lettera

Kenyermezö, 19 luglio. Carissimi, oggi si compie il 1° mese di prigionia! Negli altri anni, questi erano giorni di ; nel '16 all'ospedale e nel '17 a Romans, col Subalternaglia Club e il relativo vinello friulano di cui chissà quando potrò bere un bicchiere. Pazienza; fra le altre virtù imparate per forza, ci sarà anche quella dell'astemio. — Per ora sto bene e naturalmente non c'è nessuna novità. Vi ripeterò le solite cose, anche perché può darsi che qualche lettera o Cartolina vada perduta. Vi ò già parlato dello stipendio arretrato, della cassetta, della divisa lasciata al Comando del Battaglione; c'è da aggiungere la Croce di guerra per cui ero stato proposto. Se la relativa pratica, come credo, aveva già avuto corso quando sono stato fatto prigioniero, la prigionia non potrà influire sulla concessione della Croce stessa; quindi tenete presente questo se scrivete al Comandante del reggimento. Io d'altra parte tenterò di scrivere al mio sergente maggiore perché mi sta veramente a cuore la liquidazione di tutti questi strascichi della mia ormai chiusa vita guerresca. L'ò finita, benché prigioniero, onoratamente come l'ò sempre vissuta; e all'ultimo ò dovuto provare anche (il che non l'avrei desiderato) come si uccide un uomo a due passi di distanza. Era destinato che avessi anche il mio omicidio sulla coscienza. Ma lasciamo stare. Passo piuttosto alla questione delle scarpe, delle quali ò naturalmente un solo paio. Ò dovuto camminare per tre giorni scalzo, aspettando che me le riparassero! Ora, dato che qui c`è poco da camminare e per ragioni di economia, potreste forse mandarmi un paio di scarpe di panno con la suola di legno; quest'inverno credo mi sarebbero utilissime. Biancheria, come vi ò detto, poca; un gilé pesante e qualche cosa di lana, perché qui l'inverno si promette assai rigido, e per ragioni che non vi posso dire ma che certo comprenderete, qui non posso comprare niente. Per i libri mi raccomando caldamente; informatevi presso la C.R.; in caso, mandatemi un po' per volta i seguenti:
Müller, -Grammatica tedesca, (tascabile), Grammatica francese (tascabile), Divina Commedia, Storia dell'arte di Natali o Vitelli; tutti libri che ò già e per i quali non ci sarebbe altra spesa che la spedizione. Tanto per norma, ò ancora l'orologio, l'agenda, la medaglietta d'oro ecc.; nessuno mi à messo le mani addosso. State di buon animo e non v'impensierite per me; io mi sento capace di sopportare situazioni ben peggiori. Tanto più ora che non rimane che attendere il beato giorno del ritorno! Addio. Vostro Checco. Il Capitano Politi sta bene.

8. Lettera

Kenyermezö, 22 luglio. Carissimi, affido all'incerta posta un'altra mia, sperando che qualcuna fra le tante vi giunga. Sto bene di salute, non c'è niente di nuovo da dirvi. Seguendo il solito sistema, ripeto qui le cose che ò detto nell'altra lettera e cioè: di interessarvi a suo tempo per la Croce di guerra cui ero stato proposto e inviarmi un paio di scarpe di panno con suola di legno, da usarsi questo inverno, oltre a quegli indumenti, specialmente pesanti, che il vostro buon senso vi suggerirà. Mi è stato confermato che noi prigionieri non possiamo scrivere a reparti o persone combattenti; quindi sono costretto a incaricarvi delle già enumerate pratiche presso il Comando del 135° Regg. Fanteria. Quando scrivete al detto Reggimento chiedete anche se il Maggiore Picone (il mio maggiore), rimasto gravemente ferito, è stato ritrovato dai nostri in seguito alla rioccupazione del Montello. Io lo lasciai al principio dell'azione, avendomi il Maggiore stesso incaricato di buttarmi avanti con un gruppo di uomini che io infatti radunai e col quale difesi una casa, finché, vistomi circondato dal nemico, e accortomi che tutto il resto del Battaglione aveva ripiegato, ripiegai anch'io cercando di raggiungere il Maggiore. Saputo che era stato ferito mi recai al posto di medicazione; ma, trovatolo già occupato dagli austriaci, mi gettai verso il Piave, ove trovai un ultimo nucleo di pochi uomini e di un capitano alle prese con pattuglie austriache. Mi unii ad essi e ci ritirammo lentamente combattendo, finché, sopraffatti ed esausti fummo catturati dagli Ungheresi in una casa. Vi racconto queste cose perché immagino che sarete desiderosi di sapere qualche cosa circa le mie avventure al 15 al 19; se potessi parlarvi!
Giornalmente udiamo le grida dei prigionieri russi che rimpatriano; quando potremo anche noi lanciare i nostri evviva?
Stanotte mi sono sognato di quando papà era in trasferta e noi gli scrivevamo nei giornali per risparmiare il francobollo della lettera... Sogni strani!... Il Capitano Politi sta bene come me... Quando riceverò una vostra lettera? Addio. Vostro Checco.

9. Cartolina

Kenyermezö, 29 luglio. Carissimi, ieri il primo telegramma di risposta a quelli mandati da noi è giunto a uno dei miei compagni di prigionia; questa è stata una festa per tutti perché significa che le nostre nuove vi sono finalmente giunte. Mi figuro come avrete passato il tempo in cui eravate privi di mie notizie, che io ò cercato più volte di farvi avere inviandovi cartoline e telegrammi da Vittorio Veneto e dalla stazione per la Carnia subito dopo il giorno fatale; e perciò sono più ansioso di sapere da voi che state bene e che vi siete racconsolati. - Io sto bene e la situazione nel complesso non è critica. D'ora innanzi cercherò di scrivervi sempre per Cartolina, il cui arrivo è più sicuro e più celere. Come sta Gigin? Porti pazienza anche lei; verranno anche per lei giorni migliori!Vi ripeto anche qui di scrivere al Battaglione per la divisa e gli altri stracci che qui mi farebbero comodo; cercate di mettervi in corrispondenza col mio attendente (Pini Luigi), se pure non è rimasto morto o ferito quel giorno. Se potete mandarmi qualche cosa di mangereccio, speditemi qualche cosa che si possa conservare per lungo tempo. Il 22 scorso vi ò spedito una lettera. Fatemi sapere se avete capito il sogno cui accennavo. Addio. Vostro Checco.

10. Cartolina

[...] neanche da pensare a potersene comperare un altro paio. Ò fatto fare una cassetta da un falegname e in essa riporrò il nuovo corredo di Fortunello quando arriverà. Vi consiglio di mandare roba rozza ma resistente, anche usata; mi raccomando un paio di asciugatoi e di tovaglioli; ma soprattutto vi prego di non spendere troppo perché oltre a tutto il resto non voglio avere il rimorso di esservi di peso. Mamma dirà che se avessi fatto economia a quest'ora qualche cosa da parte mi sarebbe utile; ma se questo è giustissimo, non mi pento d'altra parte di aver dato fondo costantemente a tutto per fare una vita che nel suo genere non farò più! Adesso sono ansioso di ricevere scritti di vostro pugno che spero non tarderanno. Descrivetemi il periodo in cui siete stati senza notizie e l'arrivo del telegramma, il che ogni tanto cerco di figurarmelo. Arrivederci, un saluto alla mia cameretta che un giorno mi riavrà definitivamente, chiusa questa lunga parentesi. Saluti. Vostro Checco.
[Mittente] Oberleutenant Formigari Francesco. Kriegsgefangenlager. Ital.Off. Abteilung. Kenyermezö (Ungarn).

11. Testo consecutivo su due cartoline

Kenyermezö, 4 agosto 1918. Carissimi, sto bene; non ò nessuna novità da parteciparvi. Sono sempre in viva attesa di un riscontro ai miei telegrammi, lettere e cartoline per essere tranquillizzato sul vostro stato d'animo e per potermi sentire meno isolato dal mondo, come pure per sapermi regolare sulla mia condotta futura. Come ben potrete figurarvi, in questa solitudine, senza mezzi, per ora, per occuparsi, non si fa che sognare il ritorno, questa volta definitivo, per riprendere i vecchi progetti e le vecchie abitudini. Credo che anche per voi il tempo passerà in questa attesa; ma fatevi coraggio, per quanto questo momento possa ancora essere lontano, esso verrà! - e la gioia d'allora ci consolerà delle sofferenze passate. Quindi chiedo anche a voi quella forza d'animo che io cerco e riesco ad avere, anche in considerazione che con la presente prigionia si acquista, per così dire, il diritto di tornare dopo la guerra vivi ed incolumi // mentre tanti altri.... Sulle mie condizioni materiali tranquillizzatevi; esse sono sopportabili e lo diverranno ancora più quando riceverò da voi un po' di biancheria, di cui si sente veramente la mancanza. Su quello che dovete chiedere al Reggimento vi ò ripetutamente edotto; vi raccomando spcialmente lo stipendio arretrato e le polizze di assicurazione, una delle quali mi servirà per finire gli studii.
Col tempo scrivete all'Aspirante Medico Giambelluca (136° Regg.to Fanteria), dandogli mie notizie e dicendogli che aspetto la fine della guerra per fare con lui un pellegrinaggio ai paesi delle nostre baldorie. Sarà bene che scriviate anche a Ghirardini; io pure gli scriverò. Saluti a tutti: e papà vada al Gambero per augurare al povero astemio per forza! Addio. Vostro Checco.
[Mittente] Oberleutenant Formigari Francesco. Kriegsgefangenlager. Ital.Off. Abteilung. Kenyermezö (Ungarn).

12. Cartolina

Kenyermezö, 18 agosto 1918. Carissimi. Sto bene, sono ancora in attesa di vostre cartoline. Mi vado sempre più adattando al nuovo regime di vita; passo qualche ora studiando il tedesco e... sbucciando patate. Certo che la vista del fatale steccato che ci isola dal mondo e dal quale non c è mai concesso uscire è penosa! Anche questa dura prova era destino che io subissi dopo tante altre, e io la subisco con stoicismo e sangue freddo pensando all'ora ineffabile del ritorno. L'inverno mi preoccupa: dicono che la temperatura qui scende a 30 gradi sotto zero; pare anche che indumenti di lana non si possano ricevere dall'Italia, e così nemmeno abiti borghesi; non sarebbe il caso di spedirmi il famoso panciotto di pelo? Non mi sarà mai tanto utile come in Ungheria! Nel caso, aspettate però a inviarmelo perché pare che fra poco cambieremo campo [seguono tre righe rese illeggibli da raschiatura]. Checco.
[Mittente] Oberleutenant Formigari Francesco. Kriegsgefangenlager. Ital.Off. Abteilung. Kenyermezö (Ungarn).

13. Cartolina

Kenyermezö, 18 agosto 1918. Cara mamma, Penso spesso allo spavento che avrai provato durante tutto il tempo in cui siete rimasti senza mie notizie; mi avrete certo pianto per morto! Mi consola pensare che è l'ultima prova penso a cui sei stata sottoposta, e che io certamente ritornerò, incolume e sano, a riprendere la vita di una volta; a gustare fra l'altro i tuoi famosi gnocchi, succulentissimo cibo! Al mio ritorno faremo una degna festa famigliare cui non mancherà qualche escursione; io vestirò un abito borghese nuovo fiammante e ci sembrerà impossibile che tutto il passato sia veramente stato. Un bacio a te e un saluto ai miei libri che aspettano anch'essi. Tuo figlio Checco.
[Mittente] Oberleutenant Formigari Francesco. Kriegsgefangenlager. Ital.Off. Abteilung. Kenyermezö (Ungarn).

14. Cartolina

Kenyermezö, 21 agosto 1918. Carissimi, Da quando riceverete questa mia, indirizzate corrispondenza e pacchi al seguente indirizzo: Oberleutenant F.F.
Kriegsgefangene italienische Offiziers Station Reichenberg (Böhmen).
Il nostro trasferimento in Boemia pare abbia luogo verso i primi di Settembre. Se vi saranno cambiamenti in tali disposizioni o nella destinazione vi telegraferò subito. Non so se là andremo a star meglio o peggio; ogni previsione è quasi senza fondamento. Certo che con tale trasferimento l'arrivo della vostra corrispondenza subirà un notevole ritardo. Pazienza! come diceva Pinocchio diventato asino. Di salute sto benone; il morale è abbastanza buono. Un abbraccio a tutti. Il Cap.no Politi à la stessa sorte. Checco.
[Mittente] Oberleutenant Formigari Francesco. Kriegsgefangenlager. Ital.Off. Abteilung. Kenyermezö (Ungarn).

15. Cartolina

Kenyermezö, 25 agosto 1918. Caro papà. Credo che questa mia ti arriverà press'a poco verso il 27 settembre, quindi ti faccio sin d'ora gli augurii pregandoti di andare a bere alla salute di tutta la famiglia una al Gambero. - Spero che vi sarà giunta la mia Cartolina del 18 corrente annunziante il mio prossimo trasferimento in Boemia; ripeto qui l'indirizzo al quale dovrete avviare la corrispondenza: Oberleutenant F.F. Kriegsgefangene italienische Offiziers Station. Reichenberg (Böhmen). Di salute bene; di morale anche. Nonostante io mi prepari a una lunga permanenza, sono alquanto ottimista e non escludo che, data la piega degli avvenimenti, possiamo rivederci per Pasqua. Siamo anche informati delle trattative che avvengono in Svizzera per il migliorameto delle condizioni dei prigionieri.
Sono ansioso di ricevere un po' di biancheria; unitevi del filo, aghi, spilli ecc.; insomma pensate che le mie condizioni non sono molto dissimili a quelle di Robinson Crosuè. Un saluto a Roma; un bacio a mamma, Gina, Lia, a te una stretta di mano. Checco.
[Mittente] Oberleutenant Formigari Francesco. Kriegsgefangenlager. Ital.Off. Abteilung. Kenyermezö (Ungarn).

16. Cartolina

Kenyermezö, 1 settembre 1918. Carissimi. Sto bene; starei anche meglio se ricevessi qualche vostra Cartolina, che viceversa tarderà ancor più dato l'imminente mio trasferimento. Il giorno 4 partirò per la Boemia; altro viaggio della mia lunga odissea; dopo l'Ungheria la Boemia... e infine, spero, l'Italia! ma quando?! Quanto all'indirizzo della mia Cartolina, scrivo già la mia nuova destinazione alla quale inviare la corrispondenza.- Sono desiderosissimo di vostre notizie; scrivete di più e più a lungo che potete. Mi raccomando ancora una volta la tutela dei miei interessi presso il Reggimento, dato che mi è impedito di scrivere direttamente. Vi raccomando di non imporvi sacrifici per me, quattro stracci di biancheria e non altro. Baci a tutti; un saluto a Roma. Checco.
[Mittente] Oberleutenant F.F. Kriegsgefangene italienische Offiziers Station. Reichenberg (Böhmen).

17. Cartolina

Reichenberg, settembre 1918. Carissimi, sono arrivato al nuovo campo. Come alloggio ò molto migliorato: ò una cameretta da solo con luce elettrica e stufa che però finora è spenta, mentre il freddo si fa già sentire. Sono sempre in attesa di vostre nuove e dei benedetti pacchi. Scriverò più a lungo un'altra volta. Ciao Checco.
[Mittente] Oberleutenant F.F. Kriegsgefangene italienische Offiziers Station. Reichenberg (Böhmen).

18. Testo consecutivo su due cartoline

Reichenberg, 18 settembre 1918. Carissimi. Come già vi ò scritto la settimana trascorsa, sono nel nuovo campo di Reichenberg, dove abbiamo preso il posto degli ufficiali russi che sono stati rimpatriati. Per l'alloggio si sta molto meglio che a Kenyermezö, di salute sto bene. Di voi ancora nulla. Qui ci è concessa una passeggiata nei dintorni del campo, e così pure ci è permesso farci venire i libri. Quindi vi prego di mandarmi subito la di Vittorio Rossi, in tre volumi (continua in altra cartolina) [quel]la col commento dello Scartazzini, l´Ariosto e il Tasso; tutti libri che troverete nella mia libreria, per cui non avrete altra spesa che quella della spedizione. - Il capitano Politi sta bene; occupa la stanza accanto alla mia. Sono ansioso di ricevere vostre notizie e di sapere tante cose; ma credo che il cambiamento di campo abbia ritardato ancora l'arrivo della vostra corrispondenza. La settimana ventura scriverò una lettera; per ora abbiatevi un bacio e un abbraccio dal vostro Checco.
[Mittente] Oberleutenant F.F. Kriegsgefangene italienische Offiziers Station. Reichenberg (Böhmen).

19. Lettera

Reichenberg, 25 Settembre 1918. Carissimi. Eccovi la promessa lettera, con la quale potrò soddisfare alla curiosità, che immagino abbiate, di saper qualcosa di più di quanto si può dire in una semplice cartolina. Il campo in cui sono ora è nelle immediate vicinanze di Reichenberg, in Boemia; sulla carta geografica troverete certo questa località dove, dopo tante peripezie, mi trova l'inizio del quarto anno di vita militare. Come alloggio non posso essere insoddisfatto; ò una stanzetta da solo, con sufficiente arredamento dove potrei fare moltissimo nel campo dei miei studii, qualora ne avessi i mezzi. Ò approfittato quindi della risposta al vostro 2° telegramma, da me ricevuto con gioia Giovedì scorso, per chiedervi l'invio di qualche libro. Figuratevi quale debba essere lo stato d'animo di chi tutto il giorno è rinchiuso in una baracca, senza aver niente da fare e con l'animo oppresso da tante memorie che sembrano ormai così lontane! In fondo a questa lettera farò un piccolo elenco di altri libri che mi invierete a poco a poco mensilmente; li ò scelti fra quelli che ò nella mia libreria. Fate attenzione che devono essere tutti di stampa anteriore al 1914. Con questi libri spero di fare una specie di studio introduttivo a quello che farò poi, al ritorno in patria, per laurearmi. Un'altra cosa mi sta a cuore; che non vi sacrifichiate troppo per mandarmi generi commestibili; non voglio che alle mie pene morali si aggiunga anche il pensiero di imporvi nuovamente, sia pure senza mia volontà, dei sacrifici. Per ora, il mio fisico resiste abbastanza bene al nuovo tenore di vita e di alimentazione. Qui a Reichenberg ci è concessa una passeggiata per turno; siamo accompagnati soltanto da un capitano austriaco, ma prima di uscire dobbiamo impegnare la nostra parola d'onore a non tentare evasioni. Ieri ò percorso i sobborghi di Reichenberg; con ciò, e con le traversate dell'impero, da Pontebba a Kenyermezö e da ivi a Reichenberg mi vado facendo un'idea del paesaggio, dei costumi ecc., dell'Ungheria, Boemia e così via. Tuttavia anche la passeggiata comincia a diventare problematica per il freddo; e io sono ancora vestito come lo ero nel giugno sul Piave. Naturalmente non è ancora giunta la biancheria chiestavi, come nulla è ancora giunto ai miei compagni di sventura; eppure sono passati oltre tre mesi! Per fortuna ò potuto acquistare un maglione da bersagliere ciclista, col quale maglione mi munirò nei giorni più rigidi. Vi sottopongo poi ancora l'idea di mandarmi il panciotto di lana di Reggio, che sarebbe proprio la manna; certo correrà qualche rischio durante il viaggio; ma d'altronde, in quale altra occasione mi potrà essere più utile? Insomma, fate voi. - Qui al campo abbiamo notizie di trattative correnti per il miglioramento dei prigionieri di guerra; sappiamo anche più o meno come procedono le vicende guerresche, dalle quali abbiamo motivo di sperare. Se potessimo festeggiare la Pasqua del 19 definitivamente riuniti? Tuttavia non mi lusingo e preparo piuttosto la mente a una lunga permanenza a Reichenberg. Giorni fa sono partiti gli ultimi Russi del campo per rimpatriare; dalla loro gioia abbiamo misurato, se ve ne fosse bisogno, quella che proveremo noi quando verrà la nostra volta; sarà senza dubbio la maggiore della vita. Se sapeste come ci sembra l'Italia ora che siamo lontani da essa! - Concludo pregandovi di farvi forza, di aspettare pazientemente, e di credere che anche nelle condizioni presenti ò coraggio sufficiente e peggio le cose andranno e più io ne avrò. I momenti di crisi non sono che passeggeri, e, superati che siano, infondono maggior forza. - Ciao, fatemi sapere molte, molte cose di voi. Vostro Checco.
Elenco dei libri da inviarmi:
Natali e Vitelli, Storia dell'arte - 3 volumi
Dizionarietto metodico della lingua greca latina (di non so quale autore; sono due volumetti edizione Giusti, Livorno)
Federzoni, Metrica italiana- (ed. Zanichelli)
Bianchi, Metrica latina- (ed. Sandron)
Classici italiani come Petrarca, Ariosto, Tasso, Monti, Leopardi, Foscolo, Manzoni, Parini, Alfieri.

20. Cartolina

Reichenberg, 2 ottobre 1918. Carissimi - Di salute sto bene, non ò nulla di notevole da dirvi. Comiciano ad arrivare delle cartoline; spero anch'io fra breve di riceverne qualcuna da voi. Sono al corrente di quanto sta avvenendo sui campi di battaglia e traggo motivi di speranza. - Spero che voi tutti starete bene; fatevi animo; la gioia di un giorno ci ricompenserà di tutto. Baci a tutti. Vostro Checco.

21. Lettera

Reichenberg, 9 ottobre 1918. Carissimi! Ieri giornata di festa; o, come dicevamo in altri tempi, “sagra del Ceson”. La mattina ricevetti una cartolina di papà, datata il 2 agosto; e nel pomeriggio tre pacchi: due di galletta, della Croce Rossa di Torino, datati rispettivamente 27 e 30 Agosto, e uno di viveri, dove c'è pasta, riso, farina di castagna, olio, cioccolata, dadi da brodo, sapone e tre scatolette; più un asciugatoio, un paio di calzetti, e una cravatta. Questi pacchi provengono direttamente da Sigmundsherberg (centro di smistamento pacchi), dove sono avvisati del cambiamento di indirizzo; devono ancora arrivare i precedenti che da Kenyermezö sono stati respinti il 1° ottobre e che tarderanno pochissimo. Non vi descrivo la gioia e le sensazioni deliziose provate assaggiando dopo tanto tempo vivande italiche. Vedo che avete indovinato nella scelta dei generi; ò riconosciuto roba delle riserve di papà; chi l'à detto che sarebbero finite in Austria? Graditissimo soprattutto l'olio, che ò messo in funzione la sera stessa in una aringa servita L'asciugatoio mi à permesso di mettere finalmente a riposo il fazzoletto che lo sostituiva da 4 mesi! Adesso vi faccio alcune osservazioni:
1° quando mi mandate la pasta, procurate di mandarmi anche un po' di estratto di pomodoro per condirla;
2° è opportuno che nel pacco mettiate un elenco del contenuto, così potrò constatare se il pacco stesso è stato manomesso;
3° se nei primi pacchi avete messo una muta di biancheria e qualche maglia pesante, non importa che ne mandiate più;
4° i libri che vi ò chiesto potete mandarmeli uno o due ogni pacco misto che fate;
5° una volta tanto mandatemi un po' di caffè (lo zucchero ce l'ò) per aggiustarmi lo stomaco in caso di bisogno; non credo che in Italia costi molto.
Ò subito riposto religiosamente la merce nell'armadio e mi sono razionato in modo di averne per un dato numero di giorni; mi sembra di essere diventato un altro adesso; se sapeste!
Oggi stesso vi ò telegrafato per segnalarvi l'arrivo di detti pacchi. Dalla cartolina apprendo che siete stati fino a 29 luglio senza mie notizie; immagino tutto; eppure io ò fatto un primo telegramma dalla Stazione per la Carnia in data 27 giugno; si vede che è andato per conto suo. In questi giorni si respira un'atmosfera di speranze; ci sono momenti in cui mi sembra che la pace debba essere imminente; ma chissà a che punto saremo quando riceverete questa mia? Ad ogni modo le cose vanno bene perdio!
Chiudo la lettera ringraziandovi infinitamente e affermando nuovamente il mio convincimento che le nostre sofferenze e i vostri sacrifici non dureranno a lungo. Da Gina aspetto qualche lavoretto con cui adornare la mia stanzetta. Ciao a tutti; un abbraccio cumulativo dal vostro Checco.

22. Cartolina

Reichenberg, 9 ottobre 1918. Carissimi, come vi avviso con telegramma e lettera spediti oggi, ieri ò ricevuto i primi pacchi. Nella lettera ve ne parlo diffusamente; qui mi limito a ringraziarvi nuovamente e a dirvi che con l'arrivo di essi credo di considerare chiuso il più brutto periodo della prigionia. Io sto bene di salute e già il benefico effetto delle vivande italiane si fa sentire. Ciao e arrivederci presto. Vostro Checco.
[Mittente] Oberleutenant F.F. Kriegsgefangene italienische Offiziers Station. Reichenberg (Böhmen).

23. Cartolina

Reichenberg, 16 ottobre 1918. Carissimi, Personalmente, niente di nuovo. Sto bene. Sono in attesa dei nuovi pacchi che seguono il primo ricevuto, col quale ò fatto delle eccellenti paste asciutte (il condimento l'ò trovato poi, in una scatoletta!) e della pattona di castagnaccio. Spero di ricevere dei rinforzi prima di esaurire le provviste [segue una riga e mezza cancellate da raschiatura]. Spero che a quest'ora mi avrete spedito i libri richiestivi, che mi basteranno certamente per tutta la mia permanenza qui (continua). Checco.
[Mittente] Oberleutenant F.F. Kriegsgefangene italienische Offiziers Station. Reichenberg (Böhmen).

Una testimonianza dal campo di Reichenberg

Inviataci dal sig. GianFederico Frosini, il nonno del quale fu anch'esso prigioniero nel campo di Reichenberg.

 


Home Page introduzione indice nomi

rev. B 21/05/18