memorie di guerra di Francesco Formigari

Lettere

Dal fronte, agosto-dicembre 1916

Dal Diario di guerra, 29 marzo 1916-20 giugno 1918

1. Lettera

Verona, 9 agosto 1916. Carissimi, niente di nuovo. La ferita è definitivamente in via di rimarginarsi. Anche lo stato generale della salute va migliorando e la fame adagio adagio ritorna.
L'altro giorno ò parlato con un tenente colonnello, comandante il deposito del 6° Alpini in Verona, il quale colonnello è di Casteldario, si chiama Pellizzoni e conosce le famiglie Nuvolari e Boldrini. Può darsi che da piccolo abbia fatto a cazzotti con papà.
Ò ordinato un paio di scarpe al magazziniere, il quale non me le à ancora portate; ma è certo che me le porterà. Per la Lia, in premio della sua promozione, ò pronto un bel libro (che a dire il vero non mi costa niente), intitolato Satanello, avventure di un buon diavolino; accrescerà così la sua Fantastisch Bibliothek.
I due che erano nella mia camerata, i quali avendo subìto un'operazione erano stati dal professore proposti per 40 giorni di licenza, sono stati bocciati dalla Commissione di Controllo che ha dato loro solo qualche giorno di convalescenziario. Siamo rimasti in due: io e un capitanone di finanza che non vede altro che il vino. Ieri, per festeggiare la vittoria di Gorizia abbiamo bevuto allegramente una bottiglia di Valpolicella. Quando penso che il terribile S. Michele è stato preso mi sembra di sognare. Adesso mi piacerebbe essere là. Speriamo che continuino i successi e che possiamo finalmente entrare in Gorizia: la cosa però è ancora problematica, perché per assicurarne saldamente il possesso bisogna ancora prendere Monte Santo, S. Gabriele e almeno i margini della valle del Vippach. Però i progressi fatti sono veramente straordinari. Si continua a vuotare l'ospedale mandando i feriti leggeri a Como: quanto a me, il professore mi tiene sempre qui e io son contento perché mi ci trovo bene. Ne avrò ancora per 7 o 8 giorni. E non avendo altro da dirvi vi mando i soliti saluti ecc. ecc. Checco.

2. Cartolina

Non datata; timbro postale Verona 16 settembre 1916.

Cari Formigari, domani partirò per accompagnare complementi del 209° Fanteria, che sembra sia dalle parti di Monte Cimone; e poi, salvo imprevisti, tornerò a Verona.
Stamattina sono andato a riscuotere lo stipendio; ma invano, perché il Convalescenziario deve richiederlo al Deposito del 130° (Roma) e quindi chissà quando potrà pervenirmi. Vorrei quindi che mi spediste telegraficamente L. 50, al solito indirizzo / Albergo Riva S. Lorenzo. Intanto saluti. Checco.

3. Cartolina

17 settembre 1916. Saluti dalla... Checco.

4. Cartolina

Ala, 22 settembre 1916. Ecco le bandierine! Sono qui ad Ala destinato al 113° Fanteria (Brigata Mantova altrimenti detta brigata pappagallo per le sue mostrine) il quale è qui concentrato per partire per ignota destinazione, pare per l'Albania o per Salonicco... Se non per l'Isonzo! Certo è che sta per partire. Vi terrò informati. Se andrò oltremare, vi telegraferò: forse potrò vedervi. Intanto cambiate le mostrine all'altra giubba e aspettate notizie. Ciao. Checco.

5. Testo consecutivo su due cartoline

24-27 settembre. Il mio indirizzo dunque è: 113° Fanteria, 9a Compagnia. Ò trovato soldati superiori infinitamente a quelli del 130 per disciplina e morale. devo aggiungere anche che costoro ànno sempre fatto la guerra in questi luoghi e di conseguenza non ànno provato neppur lontanamente quello che ànno provato i poveri scugnizzi della Brigata Perugia. Gli ufficiali stessi sono qui dal principio della guerra, sono sempre rimasti incolumi, non ànno mai - si può dire - visto gli austriaci, così che io fra di loro posso dirmi... un mezzo eroe! Quindi questo della Lagarina si potrebbe definire un fronte ideale, senonché è certo che si partirà tra poco. Siamo accampati tra Avio e Ala; io ò già visitato le posizioni di Coni ecc. ecc. I soldati ricevono continuamente abiti, oggetti di equipaggiamento e armamento ecc., quindi è presumibile che la voce secondo la quale si andrebbe a Salonicco sia vera. Del resto da molti questo si assicura formalmente. È curiosa, è vero, che mi abbiano assegnato proprio a un reggimento che va laggiù! Io credo che ciascuno abbia già un destino tracciato. Ebbene, andremo a prendere a calci in culo i greci.
Temo che papà sia andato domenica a Verona. Io sono stato avvertito della nuova destinazione solo Venerdì sera, dunque non ò potuto avvertirvi in tempo [il testo si interrompe qui senza saluti né firma; probabilmente continuava in altra Cartolina. Questa reca sul retro il numero 2 e l'indicazione: Fino al 27 niente di nuovo].
[Mittente] 113° Fanteria. 9a Compagnia.

6. Cartolina

4 ottobre 1916. Tutto va bene; niente di nuovo da segnalare. Ò ricevuto un vostro lungo letterone e sono contento. Portate pazienza se per qualche giorno non riceverete posta regolarmente; io faccio ogni sforzo per farvela pervenire. Non impensieritevi per questo. Fiducia e coraggio. Non appena posso vi scriverò lungamente. Checco.

7. Cartolina

7 ottobre 1916. Non c'è niente di nuovo. Stiamo facendo la strada fra S. Valentino e passo Buole in attesa di sorti migliori. Quindi io mi sono cambiato con la medesima disinvoltura in ingegnere stradale e fra pochi giorni inizierò la costruzione di una ponte nonché di parecchi tombini (nientedimeno!). La guerra avvezza a tutto! Negli intervalli naturalmente si beve come porci! Il 1° novembre cominciano le licenze invernali, quindi non è lontano il tempo in cui ci rivedremo, staremo un po' assieme. Intanto ciao. Checco.

8. Cartolina

10 ottobre 1916. Cari Formigari, sono di picchetto e ne profitto per scrivervi due righe. Sulla nostra destinazione ancora non si sa nulla; per ora continuiamo a fare la strada fra S. Valentino e passo Buole. Domenica sono stato a visitare le nostre trincee di prima linea a Serravalle; a paragone di quelle dell'Isonzo sembrano villeggiature. Ieri sera è arrivata la circolare che dispone per le licenze invernali; io sarò probabilmente mandato col 2° turno che cadrà verso la metà di dicembre. La durata della licenza è di 15 giorni, più il tempo per fare il viaggio. Ò ricevuto la vostra lettera col biglietto del buon Torelli. Se Domenica 22 saremo ancora allo statu quo farò venire il Borsino a Peri. Intanto ciao. Checco.

9. Cartolina

Marani, 12 ottobre 1916. Niente di nuovo. Non si parla più della nostra partenza, continuiamo a fare una strada. Sono stato proposto per andare a fare un corso di abilitazione al comando di compagnia, corso che si svolgerà presso il comando di Corpo d'Armata. Mi passerò quindi un mese a Vicenza o a Verona, non so però quando, probabilmente quest'inverno. Non avendo nient'altro da dirvi vi saluto.
P. S. Sto benissimo. Fa un caldo estivo. Checco.

10. Lettera

Soini di Marani, 17 ottobre 1916. Cari Formigari, solo oggi 17 ò ricevuto una vostra Lettera scritta in data 10; l'unica che ho ricevuto da che io e papà ci siamo separati a Verona. Sono dolorosamente meravigliato del fatto che non abbiate ricevuto ancora le due cartoline da me speditevi: si vede che la posta di questa divisione funziona male. Vi rimedieremo scrivendo più spesso; io magari tutti i giorni.
Mi dispiace tanto che a mamma sia occorso l'incidente di cui mi parlate; speriamo che non abbia complicazioni. Scrivetemi subito in proposito. Un'altra volta guardi meno i tenentini; fra non molto vedrà, speriamo, il suo in persona, fare la mafia per le vie di Roma col lucente brando. Peraltro credo che, prima di provare questa gioia mi tocchi qualche altro cimento; sembra che il reggimento parta oggi o domani per ignota destinazione. Che riveda l'Isonzo? O le lugubri foreste dell'Altipiano? O che finalmente si sia in procinto di salpare per come dice la mamma? In ogni caso, zaino in spalla, avanti marsch, terezum, terezum zum zum, andiamo a menarci, non importa dove, allegramente e pieni di speranza. Ho un regalino per voi nella cassetta: un bel bossolino di proiettile da 54 lucidissimo, con la sua corona di rame, adattissimo per fare da portafiori. Ò anche una diecina di pacchetti di sigarette per pepè (Nota bene: Vedete la seconda zampa del pepè? È venuta così perché nel frattempo è partito un colpo da un colossale pezzo di marina appostato non lungi da qui). Spero di darvi presto questo po' po' di grazia di dio. Quello che vi raccomando è di aver fiducia e speranza e di scrivere non cose melanconiche ce ne sono anche troppe alla guerra ma allegre.
A proposito; ò anche una settantina di lire da parte; appena potrò andare ad Ala o in altro posto ve le spedirò. Intanto, raccomandandovi di mandarmi subito notizie di mamma, vi saluto. Checco.

11. Cartolina

20 ottobre 1916. Cari Formigari, siano attendati fra Monfalcone e Doberdò. Scriverò diffusamente il più presto. Sono sano, allegro, e pieno di belle speranze. Checco.
[Mittente] Francesco Formigari. Sottotenente 113° Fant. 9a Comp.. Zona di guerra.

12. Cartolina

20 ottobre. Siamo partiti da S. Valentino alle 5 e mezza del giorno 18. I soldati, che sono come i bambini, hanno fatto durante tutta la notte una cagnara indecente. Il pensiero di partire aveva prodotto nella soldatesca una pazza allegria. Eppure sapevano che, in qualunque posto fossero andati, sarebbero stati peggio! Alle cinque e mezza, terzo plotone attenti zaino in spalla, per fila destr, marsch eccomi di nuovo im marcia per un nuovo fronte. Quale sarà? Non si sa ancora; ma le probabilità sono per l'Isonzo. Alla stazione di Avio si sa che il comando à ricevuto istruzioni in un plico suggellato da aprirsi solo a Strassoldo. Dov'è? Vicino a Palmanova! Siamo fritti! è il Carso.
Da Avio a Strassoldo, tutto un sonno. L'incerto avvenire non mi toglie la tranquillità. Vorrei solo essere sicuro che la notizia del mio trasferimento sull'Isonzo non cagionerà scene tragiche in famiglia. Tutt'al più, un'altra ferita! E poi non mi dispiace di prender parte alla battaglia di Trieste....[manca presumibilmente una seconda Cartolina] Dall'altra, si delinea azzurro il San Michele. Ben trovato! Come sta? Piacere di rivederla! Si vede che m'avevano fatto il biglietto d'andata e ritorno! E continua a infuriare la bora adriatica, solo paragonabile al vento di Catanzaro.

21 ottobre. Al vento s'è aggiunta la pioggia, che continua da ormai dodici ore. Qualche raro colpo di cannone; del resto, tranquillità completa. Un treno scorre lentamente sul margine dell'altipiano; dalla strada di Doberdò viene il rombo di un traino d'artiglieria. Sono sotto la tenda e vi scrivo appoggiandomi alla veneranda cassetta. [sul retro, l'annotazione: “Fino al 22 tutto bene"].

13. Lettera

Redipuglia, 22 ottobre 1916.; Cara mamma, mi figuro il tuo sgomento, quando dal tuo letto di dolore, mezza sfasciata e smascellata, avrai saputo che io sono ora sul Carso. Dico mi figuro perché da quando vi ò partecipato la fatale notizia non ho ancora ricevuto notizie da voi, e dunque non ho potuto ancora ascoltare le vostre dolorose esclamazioni. Però mi pare di sentirle; credo che sia l'espressione all'ordine del giorno, come ieri lo era , povero Salonicco innocente! Avrei voluto nascondervi la notizia, ma mi pare che, lasciandovi incerti sul mio nuovo settore di combattimento, avrei forse fatto peggio. Vedrò invece se mi riesce di rassicurarti un po', e comincerò col ricordarti che il Carso (come il diavolo) non è poi brutto come si dipinge; specialmente poi ora. Col fenomenale impiego delle artiglierie nostre, che tirano sulle trincee nemiche per centinaia di ore, le perdite della fanteria sono molto diminuite; quando questa si slancia a occupare la linea nemica non trova che un ammasso di macerie e di cadaveri, che, come mi diceva un soldato quattro giorni fa, «sono fitti come la ghiaia». Tu dirai che, ciò nonostante, si leggono tutti i giorni sul giornale i nomi di cinque o sei ufficiali morti sul Carso, ma questo non ti deve spaventare, pensando che questa percentuale è assai piccola su le migliaia di ufficiali (dico migliaia) che inquadrano le innumerevoli truppe componenti le due armate operanti nel basso Isonzo. Si à l'esempio di battaglioni che ànno preso d'assalto fortissime posizioni nemiche perdendo soltanto 3 o 4 ufficiali; cioè con perdite molto inferiori a quelle riportate dal 130° nella disgraziata azione di Monte Zebio. Dunque, con un po' di ragionamento non c'è più da spaventarsi neanche del Carso. La guerra che facciamo ora è ben diversa da quella di sei mesi fa; ormai abbiamo con noi tutti i mezzi per vincere e vincere col minor spargimento di sangue possibile. Quindi, ripeto, coraggio e fiducia; vedrai che fra non molto comparirò davanti a voi rinchiuso nel mio cappottone kaki, col berrettino di traverso e gli scarponi chiodati, vecchio guerriero, ormai; pensa che è il 4° fronte questo, per me! E non sarà l'ultimo, naturalmente. Conto di vedere ancora Tolmino, la Carnia, il Cadore ecc. ecc. E in ultimo, via Arno 101! Intanto domani andrò a vedere le mie vecchie trincee del San Michele, i miei fifaus, i ricoveri, Peteano, Sagrado; tutti nomi una volta terribili ed ora insignificanti. Figurati che dal San Michele appunto viene, mentre ti scrivo, l'eco di una banda militare; quasi si fosse a piazza Colonna. Poi andrò anche a vedere le nuove linee del Veliki Hriback, Pecinca, Hudi Log, Quota 208, ecc. Ieri intanto, dal lago di Doberdò, ò visto, adagiata nel golfo azzurro, Trieste! Eravamo in cinque o sei ufficiali. Siamo tornati cantando a squarciagola l'Inno di S. Giusto.
Non puoi credere che allegria regni fra noi. Voi mamme ci penserete avviliti e cogitabondi; e invece non facciamo che ridere e schiamazzare e, soprattutto, bere; e dopo che abbiamo bevuto ben bene, intuoniamo a gran voce l'inno del "chi se ne frega"  (scusa il termine). Uscendo dalla mensa, lanciamo a gran voce l'inno nella notte scura, fra le case ruinate e deserte; è la vita che trionfa anche dinanzi alla morte; ma che morte, per dio? Siamo vivi, molto vivi; la morte è un accidente qualsiasi, che può capitare; ma raramente, assai raramente. Per me in special modo, poi; così penso io, così voglio che pensi anche tu, che pensate tutti voi di casa, anche per maggiore tranquillità mia. Siamo intesi? Spero di sì; e con questa fiducia ti bacio e ti saluto. Tuo figlio Checco. (volta)
Saluti a papà, a Gigin, a Lia fetenteria; dì loro che un po' per volta scriverò a tutti. Vi raccomando di scrivere molto spesso; anche a costo di raccontarmi dei pettegolezzi che qui fanno piacere anche loro. Ciao ancora Checco.

23 ottobre. Truppa di morale alto, ben disposta. C'è ordine che gli ufficiali non stiano davanti ma dietro i loro reparti.

14. Testo consecutivo su più cartoline.

24-26 ottobre. Domani o dopodomani partiremo per prendere posizione oltre il Vallone di Doberdò; non però - sembra - in prima linea. Ci ànno distribuito cappotti, passamontagna, guanti di lana, e paia di mutande, camicie di lana, calze idem; insomma una discreta grazia di Dio. Di più maschere, occhiali, pacchetti di medicazione. Per questo mi sembra di rivivere la giornata che precedette la giornata di Monte Zebio. Speriamo che mi finisca bene come allora. Io sono pieno di fiducia. Del resto non è detto che si vada a fare un'azione.
Sono contentissimo dell'andamento generale delle cose. Si vede che abbiamo imparato a far bene la guerra. A Strassoldo cominciamo la marcia a piedi. Solite parolacce e solite bastonate per tirare avanti i soldati. A notte fatta ci accampiamo sotto a Monte Sei Busi. Viene dal mare un vento forte e impetuoso che minaccia di travolgerci la tenda. Dormiamo in tre ufficiali, infagottati in una coperta, con i piedi in un sacchetto. E con tutto ciò, neanche un raffreddore. Questa mattina dò un'occhiata ai luoghi. Siamo in mezzo a collinette basse e sassose che somigliano a mucchi di sassi. Ovunque, intrecci di trincee, grovigli di reticolati, rifugi di sacchi a terra. Ecco il famoso Sei Busi, sul quale per più di un anno austriaci e italiani si sono fronteggiati. Ecco nel fondo le Cave di Selz. La preparazione d'artiglieria è formidabile; tutto il Carso è coperto di cannoni d'ogni calibro; ò visto trincee austriache prese dai nostri, dove ogni traccia di reticolati è letteralmente scomparsa, i paesi sono completamente distrutti; Nova Vas (segnata Villanova nella carta al 25000) è ridotta a uno strato di sassi simile a una inghiaiata; i nostri cannoni ne ànno spazzato via fin le macerie. Le azioni sono adesso regolate in modo preciso, assegnando a ogni reparto compiti propri; i comandi, i generali, si trovano a poche centinaia di metri dalla linea, cosa indispensabile perché le operazioni riescano bene. Nelle retrovie migliaia di operai borghesi lavorano a costruire trincee di resistenza, a rifare i paesi distrutti, a impiantare teleferiche, ad aprire strade, sulla linea Gorizia-Trieste da Sagrado a Ronchi corrono già le carrozze delle Ferrovie dello Stato. Tre mesi fa non vi poteva passare un uomo senza essere ucciso! In conseguenza il morale dei soldati qui è elevato. Essi si sentono ormai superiori al nemico. Gli austriaci fatti prigionieri si mostrano terrorizzati dalle "minen", come essi chiamano le nostre bombarde. Le perdite nostre sono ridotte al minimo; un battaglione del 201 che eseguì una difficile operazione, se la cavò con 18 morti e 40 feriti!
Disgraziatamente le operazioni sono paralizzate dal mal tempo. Piove, piove, piove. L'artiglieria non può far niente; le fanterie, che sarebbero desiderose di avanzare, marciscono nelle trincee. Decisamente, il padre eterno tiene per gli austriaci. Ma noi vinceremo lo stesso.

24 ottobre. Siamo ancora in attesa di partenza. Pioggia e fango. La terra rossa del Carso mi copre fino alle ginocchia [senza firma].

15. Lettera

Redipuglia, 26 ottobre 1916. Miei cari, profitto di un collega che viene a Roma per mandarvi due righe senza che la censura possa intervenire. Noi dobbiamo fare un'importante azione in uno di questi giorni per raggiungere la linea di Duino. Tutto andrà bene, ne sono convinto. Non impressionatevi di nulla. Dal 17 non ricevo vostre notizie. Com'è? Vostro Checco.

16. Cartolina

27 ottobre 1916. Questa sera partirò per il vallone ed oltre. Oggi finalmente ò ricevuto due vostre lettere; anche l'amico Torelli mi à scritto. Dite a Reggio che si faccia vivo. Scriverò a lungo. Tanti ciao. Checco.

17. Cartolina

Doberdò, 28 ottobre 1916. Sino a tutto il 28 tutto va bene. Nente di nuovo. Ciao. Checco.

18. Cartolina

29 ottobre. L'altro ieri sono stato alle trincee di Nova Vas; mi presento al capitano aiutante maggiore in prima del 156° Regg. e scopro che è un mio antico compagno di scuola. Anche fra le cannonate abbiamo sentito il bisogno di ridere del buon Borsari!
Ieri, visita a Sdraussina, Teteano, ricoveri di [parola illegibile] ed altri luoghi già menzionati nelle prime pagine di questa specie di diario. Chi avrebbe pensato di rivederli? Tutto peraltro è cambiato; una gran strada gira intorno al S. Michele; i camminamenti sono colmati trasformati essi pure in strade o sentieri; insomma il luogo à mutato completamente aspetto. Ho pensato ai colleghi morti, al buon Pastina, alle mie vicende passate e poi sono saltato in un camion e filato per Redipuglia, dove mi attendeva una cenetta gustosa: antipasto di gamberetti, minestra in brodo, sfoglie fritte, faraona, formaggio, frutta, dolci, chianti e grignolino. Vi pare poco, in pieno Carso?
Però piove. Tutto è paralizzato. La mia tenda è ridotta un pantano. Il mio attendente, pover'uomo, per salvarmi dal fango mi à combinato una branda che sembra la graticola di San (chi è quel santo che è morto arrostito?). Ma io dormo bene anche così.

30 ottobre. Ieri visita a Mariano, a ritrovare le mie vecchie conoscenze, che ànno mostrato di serbare buona memoria del 130 scalcinatissimo. Oggi farò una visitina a Monfalcone; domani forse a Gorizia. L'ordine definitivo di partecipazione non è ancora arrivato.

19. Cartolina

31 ottobre. Il 3 novembre cominceranno le licenze invernali, di giorni 15 per tutti, anche per quelli che ànno 12 mesi di guerra. Avranno però la precedenza quelli che sono al fronte da 9 mesi; e siccome io compirò questo termine verso la 2a metà di dicembre, non mi manca la speranza di capitare a casa proprio per le feste! Non facciamoci però illusioni; in un mese e mezzo possono accadere molte cose, specialmente per chi sta sul Carso. A giorni probabilmente sentirete parlare di questo settore.
Ho ricevuto una vostra lettera; sono contento che riceviate regolarmente queste mie. Non spaventatevi però di qualche interruzione e siate sempre fiduciosi.
[senza firma]

20. Cartolina

1 novembre 1916. Saluti Checco.

21. Cartolina

Non datata; databile al 3 novembre 1916.

Fino a tutto il 3 niente di nuovo. Tutto bene. Augurii a Gigin per il compleanno. Checco.

22. Cartolina

5 novembre 1916. Tutto va bene. Niente di nuovo. Saluti. Checco.

23. Cartolina

5 novembre 1916. Dopo cinque giorni di combattimento siamo scesi verso il vallone. Il mio plotone à avuto perdite piuttosto forti ma io, salvo qualche contusione e graffiatura, sono in buono stato. Scriverò diffusamente fra poco; ora vado in letargo perché sono cinque notti che non dormo. Ciao. Checco.

24. Cartolina

7 novembre 1916. Niente di nuovo. Tutto bene. Ciao.

25. Cartolina

9 novembre 1916. Cari genitori, care sorelle, sono sempre in trincea su Quota 208 sud; nonostante tutte le sofferenze, io sto bene di salute e il mio morale è imperturbabilmente alto. Voglio che sia così anche di voi. Speriamo di vederci fra un mesetto. Vi scriverò un bel letterone il più presto possibile. Intanto abbiatevi un caldo saluto dal vostro. Checco.

26. Cartolina

Senza data; databile al 10 novembre 1916.

Niente di nuovo. Tutto bene sino al 10 novembre. Checco.

27. Lettera

11 novembre 1916. Miei cari, dalla vostra Lettera del giorno 5 apprendo con soddisfazione che una certa calma regna nel vostro animo e che la mancanza di mie notizie non è da voi considerata come un indizio catastrofico. D'altra parte ormai non avete più ragione di star molto in pensiero perché la battaglia è terminata da parecchi giorni ed ora, come vi ò già detto, sono in trincea su Quota 208 Sud, dove si sta abbastanza bene, salvo qualche inevitabile cannonata.
Vorrei raccontarvi un po' ordinatamente quello che mi è accaduto nei giorni scorsi, ma i miei ricordi sono un po' confusi e non posso rimestarvi dentro senza che mi venga un po' di nausea di stomaco. Se volete conoscere quello che abbiamo fatto non avete del resto che a leggere l'articolo pubblicato da Barzini sul Corriere del 5 novembre, intitolato La gloria dell'ala destra. Io mi trovavo appunto a Quota 238 e a Lucatie.
Fra giorni si dice che avremo il cambio e scenderemo a riposo a Vermegliano o a Redipuglia; allora vedrò, come ò detto altra volta, di dare a Borsino un appuntamento. Intanto passo il tempo in un baracchino di sacchi e sassi, in fondo a una dolina, senza altra distrazione che mangiare, bere e dormire e... grattarmi i pidocchi. Oggi ò mandato l'attendente a prendermi un po' d'indumenti perché quelli che ò bisogna che li getti via. Inoltre ò perso un sacchetto dove avevo camicie, mutande, calze, fazzoletti, posate, spazzole eccetera eccetera; ebbene, per rifarmi di tutto ciò essendo la veneranda cassetta ben lontana ò dovuto spendere circa 100 lire!! Vi devo annunciare anche la tragica fine della borraccia che, mentre correvo sotto il fuoco nemico, à battuto contro un sasso e si è spaccata, cadendo così anch'essa sul campo dell'onore.....
La maggior parte dei miei colleghi si è malata. In compagnia siamo io e il capitano solamente. E sembra che oggi o domani se ne vada anche lui. Bene, arrivederci, scrivete e non preoccupatevi tanto di me. Vostro. Checco.

28. Cartolina

13 novembre. Cari Formigari, non ò niente di nuovo da dirvi. Siamo sempre in trincea dove regna una discreta tranquillità. Sembra, come già vi dissi, che fra giorni avremo il cambio; ma non c'è ancora niente di sicuro. Le licenze non sono cominciate per gli ufficiali, attendendosi gli aspiranti nuovi che devono colmare i vuoti. La salute è buona. Spero che la mamma si sarà completamente ristabilita, quando vengo la voglio trovare fresca come una rosa. Checco.

29. Cartolina

14 novembre 1916. Cari papà, mamma, Gina e Lia, anche per oggi non c'è niente di nuovo. Ieri sera c'è stato un allarme, siamo corsi come rinforzo fra un subisso di cannonate e fucilate, e siamo tornati a dormire dopo averci lasciati un paio di morti e sette o otto feriti; gli austriaci ne avranno avuto molti di più perché la nostra artiglieria quando spara sembra una mitragliatrice. Oggi relativa calma. Ho avuto la lettera con le vignette; quella della mamma a letto è veramente somigliante, congratulazioni al disegnatore e saluti. Checco.

30. Cartolina

15 novembre 1916. Abbiamo cambiato posizione, e nel complesso stiamo meglio perché, essendo a 50 o 60 metri dal nemico, la sua artiglieria non ci sfotte tanto. Però intanto il cambio non lo avremo che fra una settimana. Pazienza; nemmeno in prima linea si sta poi tanto male, specialmente nel momento in cui arriva il buon con la mensa fra cui brillano il minestrone di pasta e fagioli irrorato da abbondante vino. Il male è che bisogna vegliare tutta notte; ma anche a questo c'è rimedio dormendo tutto il giorno. Nel complesso non c'è malaccio.
(senza firma)

31. Cartolina

16 novembre 1916. Non essendoci niente di nuovo da dire, vi racconterò un po' della vita che si fa giornalmente. Il più delle ore si passa, com'è naturale, nel proprio fifhaus, dove stiamo in quattro subalterni, fra cui un giornalista del Corriere di Mantova, mangiando, bevendo e facendo un po' di bordello in barba agli austriaci. Ogni tanto, visita in linea a vedere un po' che diavolo fanno gli austriaci; i quali devono essere alquanto avviliti per la grattata che ànno avuto due sere fa, infatti non si fanno vivi, benché siamo a 50 o 60 metri di distanza. Si dice veramente che stiano tentando [seguono due righe cancellate per censura] Due ore fa sono stato a trovare degli ufficiali [seguono alcune parole cancellate per censura] con noi: mi ànno invitato a pranzo e ò gustato una tazza di cioccolatta calda che ò sorbito con entusiasmo. Come vedete, minga mal, ma certo andrà meglio ancora se quanto prima avremo il cambio, se non altro per lavarmi la faccia dopo diciassette giorni![senza firma]

32. Cartolina

17 novembre. Niente di nuovo da segnalare. Ho ricevuto or ora un letterone del buon Reggio, cui risponderò il più presto possibile. Checco.

33. Cartolina

17 novembre 1916. Nevica e mangio frittata. Il piacevole però è che nella notte dal 18 al 19 avremo il cambio e andremo a passare qualche giorno - sembra - a Villa Vicentina. Quindi, se non mi fottono in questi due giorni sono riuscito a salvarmi anche da questa burrasca. Ma questi pidocchi non mi danno tregua! Checco.

34. Lettera

19 novembre 1916. Miei cari, anche per questa volta..., come dicono i soldati, abbiamo portato in salvo la ghirba (cioè la pelle). Siamo scesi a riposo questa notte ed ora siamo accantonati a Monterins, un paesucolo abbastanza grazioso nei pressi di Turriaco. Il cambio è stato però terribile; dalla mezzanotte alle 9 del mattino abbiamo viaggiato sotto una pioggia torrenziale, con l'acqua fino alle ginocchia, bagnati sino al midollo. Ora che vi scrivo però mi sono cambiato e asciugato ben bene; soltanto la povera diagonale ne à risentito qualche danno (perché, se non lo sapete, ò combattuto sempre in diagonale, con cinturone dall'aquila sabauda, guanti di pelle e binocolo a tracolla; in grande stile, insomma, destando la stupefazione di tanti miei colleghi). Mi sono piazzato nell'angolo di una camera vuota dove dormo con altri cinque colleghi; ò una branda di sacchetti, una sedia e la memoranda cassetta a lato, sulla parete però ò scritto
Privato appartamento del sottotenente Formigari sig. Francesco. Di fianco c'è la cucina dove è raccolta la famigliola che mi ospita; ànno appena accesa la lucerna, i ragazzini fanno un bordello del diavolo e la mamma mena solennemente la polenta nel paiolo; scenetta che mi richiama alla memoria tante altre consimili che si svolgevano una volta a casa nostra.
Se nulla accade di nuovo, domenica 26 mi troverò a Palmanova ad attendere il primo treno dal quale vedrò infallibilmente scendere Borsino. Dall'ultima volta che ci siamo visti è passata una burrasca tale, che sento il bisogno di parlare un po' con lui per raccontargli quello che ho fatto e visto. Non avendo io possibilità di consultare un orario, papà mi sappia a dire l'ora precisa dell'arrivo; io giungerò in bicicletta. Desidererei che mi portasse:
1°il giubbino di tela (che tanto utile mi sarebbe stato);
2° due camicie di flanella;
3° un paio di mutande di lana;
4° un barattolo di razzia per i pidocchi (da usare in trincea);
5° una bottiglietta di acqua di Colonia o qualche cosa del genere (per fare andar via il nauseante odore di Carso che porto indosso);
6° l' opera di D'Annunzio intitolata La Leda senza cigno. Credo che per tutto ciò i pochi soldi miei che avete siano sufficienti; in ogni modo inizierò un sistema di severe economie e fra un mesetto spero di fare una spedizioncella di denaro. Anche 1 paio occhiali per lontano 1 paio per vicino.
Dunque, riassumendo, d'ora innanzi state di buon animo, perché dove sono non arriva neanche il cannone. Profittatene per riposare un po' i nervi come ne profitterò io dopo tante traversie. Con quel po' po' di strapazzi non ò neanche l'ombra di un raffreddore, fame da lupo; figuratevi che in trincea consumavo giornalmente 2 (due) pagnotte di pane, più naturalmente tutto il resto! Oggi poi mi sono tagliato i capelli, mi sono sbarbato (!!!) e sono fresco e baldo come non mai. Lo vedrà anche papà il 26. Intanto ciao a tutti; dicendo a tutti comprendo d'ora innanzi anche la zia Adelaide. Checco.
P. S. Tanto perché so che vi farà piacere, vi partecipo che il capitano mi à dichiarato che mi sono portato molto bene e che è dispiacente che non si sia presentata un'occasione speciale per propormi a una ricompensa. sarà per un'altra volta....

35. Cartolina

San Nicolò (vicino a Cervignano) 22 novembre 1916. Se questa mia arriva in tempo, desidererei che papà, venendo domenica a Palmanova mi portasse, oltre quello che già ò detto, un paio di lenzuoli e una coperta possibilmente grande, perché queste che ci danno non arrivano a coprire neanche il Gigolo. Adesso ànno mandato la compagnia in un fortino vicino al paese; ed essendoci io e un mio collega soltanto, noi comandiamo il presidio e facciamo da tiranni assoluti; cosa che mi va molto a fagiolo. Finisco augurandomi di vedere domenica papà, dico augurandomi perché purtroppo la cosa non è sicura come tante volte dato che ci sfottono in un modo indecente. Bene, speriamo. Salutissimi. Checco.

36. Cartolina

1 dicembre 1916. Niente di nuovo; sto benissimo. Sono temporaneamente passato all'11 a Compagnia; regolatevi quindi con l'indirizzo. Fatemi anche sapere se l'amico Reggio à ricevuto la mia Lettera. Ciao. Checco.
[Mittente] Francesco Formigari. Sottotenente 103° Fant. 11a Comp. Zona di guerra.

37. Cartolina

Monterins, 3 dicembre 1916. Carissimi, sono ancora a riposo, ma ormai si comincia a sentire odore di bruciato. Ho ricevuto la vostra lettera; è certo inutile che mi mandiate la coperta, che mi arriverebbe chissà quando. Salute ottima; ò trovato da certi contadini del pane giallo e me ne ingozzo più di una gallina. Non avendo nessun'altra cosa più importante da dirvi vi saluto tanto. Checco.
[Mittente] Francesco Formigari. Sottotenente 113° Fant. 11a Comp. Zona di guerra.

38. Cartolina

Monterins, 8 dicembre 1916. Carissimi, ho ricevuto la vostra cartolina del 3. Vi ringrazio delle belle promesse che mi fate in vista del prossimo Natale; dolci però non ne potete assolutamente inviare, a meno che, nella ricorrenza delle feste, non istituiscano un pacco speciale. Scriverò, se vi fa piacere, ai Truffa; credete pure però che quando si vedono morire tutti i giorni dei giovani fiorenti, la morte di un Guit fa poco senso. Tutto va bene, salute ottima. Checco.

39. Cartolina

11 dicembre 1916. Carissimi, ricevo ora la vostra cartolina del 7. Nessuna novità ò da parteciparvi. Gradirò molto il dono dei calzettoni impermeabili e, come vi ò detto nell'altra mia, dell'agenda. Riguardo a questa, vedete se potete trovare l'edizione del 1917 dell'agenda militare italiana che è un po' caruccia ma serve molto e contiene indicazioni utili. Non avendo altro da dirvi vi saluto tanto e mi auguro di vedervi presto. Vostro. Checco.
[Mittente] Francesco Formigari. Sottotenente 113° Fant. 11a Comp. Zona di guerra.

40. Lettera

13 dicembre 1916. Carissimi, sono da ieri sera nuovamente in trincea, nello stesso luogo dell'altra volta; soltanto un po' più a destra. L'altra notte qui gli austriaci si sono messi a gridare tutti come forsennati: Bucarest! Bucarest! e allora la nostra artiglieria giú a pigiarli come il purè di fagioli. Sembra che questa lezioncina l'abbia messi a posto perché sino ad ora si mantengono in una relativa calma.
Dal punto dove sono si gode (!) tutto il panorama del Carso, dal Veliki Hriback sino al mare di Trieste. Munito del mio binocolo e della mia carta al 10.000 giro tutto il giorno di qua e di là come un microscopico Napoleone. Il male è che piove e che le trincee sono piene di sozza acqua rossa. Ò trovato però un discreto fifhaus che ò convenientemente asperso di acqua di Colonia e polvere antipidocchiosa con la famosa pompetta. Quanto al pericolo, pare che per adesso ce ne sia poco.
D'ora innanzi vi scriverò tutti i giorni. Sembra che, imprevisto a parte, non staremo in trincea più che una decina di giorni; per cui ò speranza di passare il Natale a riposo. Come vi ò già detto, ò momentaneamente abbandonata la 9a Compagnia per sostituire alla 11a uno che è in licenza. I miei vecchi soldati della 9a quando mi vedono mi fanno le feste. Spero fra giorni di tornare fra loro.
Ho mandato le condoglianze alle [parola illegibile]. Sappiatemi dire che cosa accadrà di quell'avanzo archeologico di famiglia. Gina e Lia certo piangeranno per non poter più andare in Lizza e in Fortezza. Il dolore che proveranno maggiore è però quello della perdita di Garlì, loro sollazzo... Ma dimenticavo che Gigin è ormai l'impiegatessa nonché dattilografia Teresa e anche la Lia, avvicinandosi alle Normali sarà diventata una persona quasi seria. Adesso scappo via perché ò paura che la Gina mi tiri dietro qualche scartafaccio di pratiche. Ciao, ciao, ciao. Checco.

41. Cartolina

15 dicembre 1916. Niente di nuovo. Tanti saluti dal vostro Checco.

42. Cartolina

Non datata; timbro postale del 16 dicembre 1916.

Niente di nuovo. Nella vostra ultima del 10 mi chiedete ancora dei dolci. Ma non credo che possiate spedirli. Quanto al pacco degli indumenti informatevi bene presso gli uffici postali, per evitare smarrimenti o altri inconvenienti. Sto bene. Ciao. Checco.

43. Cartolina

16 dicembre 1916. Niente di nuovo. Tutto bene. Checco.

44. Cartolina

17 dicembre 1916. Cari Formigari, niente di nuovo, tutto bene. Scriverò domani un po' a lungo. Checco.
(Sono passato alla 12a Compagnia)
[Mittente] Francesco Formigari. Sottotenente 133° Fant. 12a Comp. Zona di guerra.

45. Lettera

18 dicembre 1916. Carissimi, sono in un nuovo fifhaus che mi permette benché malagevolmente di scrivere una lettera; e mi affretto a profittarne perché capisco come i soliti "tutto bene, niente di nuovo" vi possano soddisfare assai poco. Eppure in verità non ho altro da dire; o almeno nulla che possa giungere a voi sfuggendo ala censura. Ma in sostanza d'importante c'è questo che pericolo se ne corre poco e che le azioni che si pensava di fare sembra non si facciano più. Non che io le temessi, intendiamoci... Ma certo che dopo la baraonda della volta scorsa un po' di turno calmo non puzza!
Sembra quasi certo - se nulla accade! - che per Natale saremo a riposo; anzi, il 21 dovremmo avere il cambio. Così passeremo il Natale, tanto io quanto voi, in una certa tranquillità. Profittatene anche voi per fare un po' di feste allegre. E per continuare in certo modo le vecchie feste d'un tempo - quando tutta la prole formigaresca roteava intorno al troneggiante tavolino sottraendo qualche dattero e leccando qualche torta con la scusa di mettere bene in fila gli agnolotti - vi avverto che alle ore 9 (21) della vigilia di Natale berrò da solo una bottiglia e papperò un dolcetto alla vostra salute; voi in quell'ora stessa farete la medesima cosa, così in quell'ora lì ci sembrerà di stare insieme nonostante la distanza che ci separa. Va bene?
Come vi ho scritto, ò cambiato nuovamente di compagnia essendo avvenuto il trasferimento di un tenente per punizione, essendosi abboccato con una alfiere (= sottotenente) austriaco, al solo scopo di seppellire certi morti che sono fra la nostra linea e la loro. Veramente il fatto è un po' più complicato, ma fa lo stesso. Io invece ò trovato un fucile austriaco con relative munizioni e appeno vedo un austriaco gli scarico addosso le sue medesime pillole. Dunque per ora 12a Compagnia.
È ora del pasto quindi vi saluto tanto e comincio fi d'ora a farvi gli auguri per le feste. Vostro Checco.

In calce alla lettera è cucita una stelletta con la seguente didascalia: “Stelletta austriaca da me strappata al colletto di un caporale austriaco morto”. E sopra: “Si prega il censore di non fregarmela”.

46. Cartolina

19 dicembre 1916. Niente di nuovo. Tutto va bene. Checco.

47. Cartolina

20 dicembre 1916. Cari Formigari, domani sera scadono i dieci giorni e quindi dovremmo avere il cambio. Ma anche se sarà qualche giorno di più, pazienza; purché per Natale si sia giù. La notte passata sono stato fuori dalla trincea dalle 4.30 alle 7 per mettere a posto i reticolati; tutto è andato bene, e spero che così andrà sempre e la ghirba sarà salva.
Ciao. Checco.,
[Mittente] Francesco Formigari. Sottotenente. 113° Fant. 12a Comp. Zona di (W) guerra

48. Cartolina

21 dicembre 1916. Carissimi, questa sera abbiamo il cambio e scendiamo nuovamente a riposo. Scriverò domani una Lettera; intanto, supponendo che questa vi arrivi per Natale, voglio rallegrare le vostre Feste con una buona notizia. Tanti auguri, Vostro Checco.
[Mittente] Francesco Formigari. Sottotenente 113° Fant. 12a Comp. Zona di guerra.

49. Lettera

Vigilia di Natale 1916. Miei cari, eccomi a voi, dopo la cena della vigilia di Natale. Giusto prima di cominciarla ò ricevuto il pacco contenente il regalo di Natale, che voi avete saputo farmi giungere anche qui, in questa terra da pipe . Io in cambio non posso mandarvi che un poco di edera staccata da una caverna austriaca della “Dolina dei Gas” dove ò passato gran parte del mio ultimo turno di trincea.
Eccoci dunque riuniti, in sette ufficiali, intorno a un focolare domestico che ci è straniero e ostile... Tacciamo tutti, fissando il ciocco che arde, e ognuno pensa al proprio focolare che lontano arde invano per lui... Ma, lungi le melanconie; un po' di grappa che intervenga a tempo basta momentaneamente per risollevarci.
Quello che mi preoccupa è lo strano male di Gigin; se questo strano male venisse dal fatto che è impiegatessa, per carità levatela; le cose andranno avanti lo stesso...
La licenza? per ora tutto è sospeso; anzi si richiamano anche quelli che son fuori. Dunque per ora è meglio non pensarci. Verrà quel dì, ma è lontano ancora; e prima, bisogna conquistarsi ancora qualche ettometro della via di Trieste!
Ò ricevuto qualche giorno fa una Lettera entusiastica del mio buon amico Reggio, in cui mi fa delle lodi che non merito davvero. Se lo vedete ringraziatelo, io stesso gli scriverò non appena avrò vinto la pigrizia.
Ciao, tanti auguri per il Capo d'Anno. Vostro Checco.

50. Lettera

26 dicembre 1916.Cari Formigari, prima di tutto faccio gli auguri alla Lia di cui ricorre oggi non so più quale compleanno; il quattordicesimo o il quindicesimo? Questo del resto poco importa; per me è sempre io che veniva ai tempi di via Ugo Bassi ad arrampicarsi sulla mia sedia e che faceva la ... sul tavolino da lavoro con gran disperazione della mamma che trovava soldatini e donnine di carta fra i rocchetti e le fettucce!
In secondo luogo esprimo il mio contento perché Natale è finalmente passato; non è infatti la festa piu adatta per rallegrare chi è lontano dalla famiglia. Però sto meglio che nel Natale passato, quando, fetente allievo, ero a Modena. A proposito, è venuto nella mia compagnia, come tenente, uno degli ufficiali istruttori che erano alla Ciro Menotti. L'ànno finalmente disboscato! [in tutti gli eserciti vi è un Himmelstoss. Remarque non ha scritto veramente nulla di nuovo..., ndr]
Dopo ciò, vi annuncio che sono stato nominato comandante di quattro lanciabombe (cioè una sezione) Thévenot, pur restando al mio battaglione. Appena in trincea, farò un'abbondante distribuzione di pillole ai cari austriaci.
L'altra volta ò dimenticato di includere nella busta l'edera della Dolina dei gas, così detta perché occupandola vi abbiamo trovato, oltre che molti morti, degli apparecchi per gettare i gas asfissianti. Ve la metto in questa.
Ò gradito molto l'agendina del soldato; anche quella del 916 è stata costantemente con me tutto lo scorso anno e mi sembra che sia una specie di talismano. In guerra anche i più spregiudicati diventano superstiziosi. Il mio capitano, il bravo capitano Rolando di cui vi parlerò altrove, ne desidererebbe una trentina, da distribuirsi ai nostri graduati. Vedete se potete mandarle o meglio incaricare la Società Editrice di, posta in piazza Cavour 19, Roma. Le sopracalze impermeabili ànno dato buon esito; belli i calzettoni.
Avvicinandosi l'anno nuovo, penso che presto ci potremo vedere, almeno io e il. Fra giorni sarò chiamato a testimoniare contro un mio soldato al quale ò fatto rapporto e che probabilmente sarà fucilato. Questo qui, l'ultima volta che andammo in trincea, si gettò a terra poco oltre e non si rialzò che quando lo minacciai con la pistola alla tempia di passarlo per le armi se non avesse proseguito; il che fece piangendo per tutta la strada come un vitello. Naturalmente la cosa non finì lì. Ma basta di ciò. Scrivete, perché da una settimana non ricevo nulla da voi. Vostro Checco.


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