tram e trasporto pubblico a Roma

Ricordi e nostalgia

Le prime linee celeri del 1948

a cura del Web Editor, correzioni di M. di Pietrantonio

 

Nel 1948 l'ATAC avvia l'istituzione di alcune linee di autobus, dette celeri soprattutto per il loro ridotto numero di fermate intermedie, seguendo una via già tentata con scarso successo nel 1939; le nuove linee celeri sono invece accolte con favore dal pubblico, anche perché vengono ad affermare la priorità dell’ATAC nella gestione del trasporto pubblico romano. Infatti, fin dall’immediato dopoguerra si è sviluppata una rete di trasporto parallela a quella dell’ATAC, esercitata da privati con l’uso indiscriminato di ogni mezzo, dagli automezzi americani dismessi fino ai motocarri a tre assi, instabili e spesso origine di incidenti. Proprio per combattere questo fenomeno, l’ATAC istituisce dal 16 febbraio 1948 le due prime linee celeri, la A (rossa) tra piazza Bologna e porta Cavalleggeri e la B(rossa) tra piazza Vescovìo e porta S. Paolo, con tabelle rosse. Utilizzando autobus di tipo turistico presi a noleggio, la A collega piazza Bologna con largo di porta Cavalleggeri e la B piazza Vescovìo, al quartiere Salario, con il piazzale di porta S. Paolo; ogni automezzo è dotato, oltre all’autista, di un fattorino e di un agente incaricato dell’apertura e della chiusura delle porte, che allora, sui mezzi turistici, erano ancora a battente; l’agente in questione era di norma un ragazzino che, prima di ogni manovra, era tenuto a proclamare la frase: “Signori, attenzione alle mani!”, proclama che naturalmente, passati i primi giorni, cadde rapidamente in disuso. Nel 1951 l'ATAC passò ad utilizzare sulle linee celeri i propri autobus in luogo di quelli a noleggio.

All'inizio del servizio l'osservazione delle linee celeri A e B era per il sottoscritto fonte di interesse eccezionale, per la grande varietà dei tipi di autobus utilizzati: si andava dagli allora usuali Fiat 626 bleu scuro, già abbastanza vecchiotti ma sempre simpatici, ai 680 (bellissimi quelli noleggiati da un società chiamata Cinthia), a qualche raro Isotta Fraschini rosso brillante piccolo ma elegante, ai Lancia una serie dei quali apparve dotata - cosa insolita all'epoca per gli autobus turistici - di porte a comando pneumatico, con quattro antine di ridotte dimensioni, molto strette (su questi mancava naturalmente il ragazzino addetto alle porte).


Un autobus di tipo turistico sulla B a p. B. Ayres

Agli inizi del 1951 l'ATAC annunciò che in un prossimo futuro sarebbe passata all'esercizio delle celeri con i propri mezzi, essendo oramai arrivate in servizio nuove serie di veicoli, alcuni dei quali, si diceva, appositamente previsti per l'esercizio delle linee celeri. In verità, una serie di questi autobus di questo tipo era già entrata in servizio fin dall'anno precedente: era il gruppo di Fiat 680 con carrozzeria Stanga numerato 1941-1979, costituito da venti piccole vetture a due assi, la maggiore comodità delle quali si riduceva alla presenza sui sedili di una modesta imbottitura in vinil-pelle; non sapendo al momento cpome utilizzarli. l'ATAC li aveva posti in servizio quasi tutti sulla linea Roma-Tivoli, per la quale non erano in verità molto adatti non disponendo di alcuno spazio per bagagli e altri colli.


Un Fiat 680 serie 1939-79

Con l'annuncio di cui sopra, si poneva immediatamente il problema; con che mezzi l'ATAC avrebbe esercitato in proprio la A e la B? Con i 680? La risposta venne ben presto e, come subito il sottoscritto notò, era stata operata una differenza di classe, tra la linea A privilegiata e la linea B tenuta in sott'ordine. Infatti, mentre sulla A apparvero subito i 680, la B venne invece servita dagli Alfa Romeo 140 delle serie 3601-3809, vetture tutt'altro che adatte a linee celeri. Innanzitutto mancavano dell'imbottitura ai sedili, dettaglio che era invece sembrato indispensabile per una linea celere; ma anche le loro caratteristcihe meccaniche, con il cambio a tre marce senza riduttore, erano del tutto inappropriate ad un servizio che avrebbe richiesto vetture agili e veloci.


Un Alfa 140 serie 3601-3809

Chi scrive ricorda come salendo per l'ultimo tratto di via Nazionale verso piazza Esedra, non potendo la vettura mantenere la terza, i conducenti facevano tutta la salita in seconda con un rumore di ferraglia infernale; la stessa carrozzeria degli Alfa era poi eternamente sgangherata e ancora chi scrive ricorda che, percorrendo via Marmorata o il tratto di via Salaria di fronte a villa Albani (due zone con l'asfalto sermpre sconnesso), le lamiere del cruscotto e del cofano del vano motore (quest'ultimo perennemente con uno o più fermi aperti o inesistenti) sembravano essere sempre prossime a staccarsi. Il motivo della presenza degli Alfa sulla B era probabilmente che si voleva mantenere un certo numero di 680 sulla Roma-Tivoli, ma per il sottoscritto, per il quale la B era una linea di impiego comune, la cosa era quasi un insulto, oltre al fatto che detestava gli Alfa 140.

Un giorno, poi (ma fu evidentemente un caso di necessità, che non si ripeté più), apparvero sul B anche qualche Lancia Omicron e addirittura la 3103, il primo Alfa 80N entrato in servizio nel 1934, modificato portando il alto il tubo di scappamento (precursori della pratica di oggi), tanto che molti romani lo presero per un autobus a gasogeno, all'epoca ancora di non troppo lontana memoria.

Le cose migliorarono dopo qualche mese quando, entrate in servizio le successive due serie di Fiat 680 (1981-2009 con carrozzeria Casaro e 2011-2057 con carrozzeria Cansa) entrambe dotate dei famosi sedili imbottiti, anche la B ebbe vetture degne di una linea celere. Ma la A restava nuovamente in vantaggio, perchè nel frattempo era passata all'impiego dei Lancia Esatau serie 301-383, anch'essi previsti (almeno a chiacchiere) per linee celeri, che costituivano al momento il culmine della modernità in un autobus (in realtà, con buona pace della Lancia, i Fiat 680 erano molto più solidi, efficienti e meno rumorosi).


Un Lancia Esatau serie 301-383

Ma per la B i guai seguitarono, perché ogni tanto, secondo gli imperscrutabili piani dell'ATAC, scomparivano i 680, ricomparendo gli odiati Alfa; la cosa si ripetè più volte. Inoltre, tra le tre serie di 680, l'ultima, con la carrozzeria Cansa, era la più amata dal sottoscritto (forse perché della stessa carrozzeria Cansa erano dotati gli amatissimi filobus 672F) e non sempre sulla B facevano servizio gli autobus di questa serie; anzi, dopo un periodo di qualche mese nel quale la B era stata servita sempre e solo dai Cansa, questi all'improvviso scomparvero, sostituiti dai Casaro. L'altalena tra Cansa, non Cansa e Alfa durò a lungo.

  
I Fiat 680 serie 1989-2009 e 2001-57
(le differenze tra i due tipi sono veramente minime)

Il fascino delle linee celeri andò scemando, man mano che negli anni seguenti la rete di autobus ATAC si estendeva. Dal 1955, con l'entrata in servizio degli innumerevoli nuovi autobus Fiat e Lancia a cassa portante, anche le celeri finirono per essere esercitate con rotabili comuni a tutte le altre linee, senza nemmeno i famosi sedili imbottiti; d'altronde la conclamata celerità di queste linee si andava esaurendo nel traffico cittadino sempre più convulso ed alla fine di celere le linee avevano solo il nome e il supplemento sul biglietto spillato ai viaggiatori. Tra il 1965 e il 1966 scompaiono anche le indicazioni letterali sulle tabelle di linea: la B, in particolare, diviene 57 e seguita una stentata esistenza fino alla sua soppressione avvenuta il 1° settembre 1997, una linea divenuta con tempo assolutamente inutile, affiancata per tutto il suo percorso ad importanti linee centrali.


Un Fiat 682 serie 2101-99 sulla linea B


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rev. 14/02/10