tram e trasporto pubblico a Roma

Ricordi e nostalgia

Ancora ricordi del mitico 58 (e altre linee del quartiere Trieste)

di Giuliano Caroli

Ho letto su questo sito tanti ricordi filoviari e tramviari di chi come me ha avuto la fortuna di appassionato di vivere negli anni Cinquanta e Sessanta in un’area ad alta densità filotramviaria come il Salario-Trieste-Nomentano e non riesco a fare a meno dal contribuirvi anch’io… ricordi che vanno ad aggiungersi a quelli ben più autorevoli e preziosi di Muscolino e Formigari. Fortuna, dunque, di essere nato nel 1949 in viale Eritrea, angolo via Sirte, viale che Italo Insolera nel suo famoso libro Roma moderna individua però come uno dei più brutalmente edificati nella città, con una smilza duplice fila di pini sul marciapiede centrale che fino al 1971 ospitò uno dei mercati rionali più grandi della città. Un ambiente urbano tranquillo, nei primi anni Cinquanta, silenzioso, molto più popolare di oggi. Osservatorio ideale per chi iniziava ad avere fin dall’infanzia la mania (tale risultava a chiunque altro, a partire da familiari e parenti) di ammirare le vetture filoviarie sulla linea del 58 (già 106). Naturalmente il lavoro dell’età adulta non avrebbe potuto essere che quello del filoviere, aspirazione oggetto di molte ironie familiari (allora poi il personale ATAC non figurava tra quelli ben pagati).

Non ho purtroppo la fortuna di ricordare la posa del bifilare sotto le finestre di casa nel 1951, con il prolungamento da piazzale Annibaliano a piazza S. Emerenziana (lo stesso anno del cambio della numerazione delle linee). Ma ricordo ancora le due assi della serie 4000-4200 tra corso Trieste e viale Eritrea (una ferma davanti al cinema Trieste), con il loro caratteristico ronzio. Le tante giornate, soprattutto estive, passate alla finestra a rimirare le vetture sul 58 e 58 barrato, dalle tre assi Alfa serie 6000-6300 e Fiat 6400-6500 (mia grande passione), alle due assi Fiat-Aerfer 4300-4400. Raro era vedere le Fiat verdi scure Carmagnola della serie 6400 e le Alfa delle serie 6600 (qualche volta si poteva ammirare l’Alfa Romeo anomala 6227). Sempre assenti erano le 6700 e 6800 e solo per puro caso mi accadeva di vedere veicoli Lancia-Mater dell’ultima serie filoviaria, la 4500, sempre però in servizio di scuola guida.

Almeno dalle osservazioni del webeditor (che aveva le stesse passioni e le stesse manie dell'autore del presente articolo) e controllando anche l'assegnazione ai depositi di allora, non sembra che le "verdi scure" si siano mai viste sul 106/58 e lo stesso dicasi delle 66: si vedevano però spesso le due anomale 6227 e 6253 che, nonostante la cassa delle 66, avevano equipaggiamento elettrico CGE identico a quello delle 62 e 64; circa le 67 e 68, queste apparvero sul 58 solo verso il 1956, quando superarono con notevoli modifiche tutte le criticità che avevano sollevato i conducenti per la loro condotta (che poi erano le usuali fisime tipicamente romane, visto che vetture eguali facevano servizio su varie reti filoviarie italiane senza protesta alcuna dei conducenti).

Spesso segnavo i numeri di serie in servizio quel giorno, compilando schemi, o riproducendo con carta e cartoncino tabelle di legno, tabelline sotto vetro, nastri dei numeri di linea... Per non parlare poi degli infiniti disegni delle vetture, dei bifilari, dei percorsi. Il fatto di poter vedere distintamente dalla finestra la prima fermata del 58 poco lontano mi dava il tempo di annotare tabelle, caratteristiche tecniche, capacità di ripresa. Grande interesse avevo per le aste e i pattini dei filobus ed ebbi non poche volte la fortuna di assistere ai famosi scarrucolamenti, soprattutto in coincidenza degli scambi per via Lucrino e di piazzale Annibaliano.

Quanta gioia quando mi fu regalata un’ampia carta di Roma e una guida del 1956, ambedue della Verdesi, con la descrizione degli itinerari ATAC ! Non meno felice mi rese mia zia materna quando mi regalò una piccola piantina ATAG del 1940-41, con tutti i percorsi di tram, filobus e autobus di allora. Nel 1960 poi, anno delle Olimpiadi, mio padre si procurò la carta stampata proprio dall’ATAC per il pubblico che mi chiarì ancora meglio molti altri dubbi sugli itinerari autofilotramviari.

Gli episodi ancora vivi nella memoria sono tanti. Per es., la velocità sostenuta dei filobus in una zona ancora con scarso traffico negli anni Cinquanta, quando a tarda sera tornavano al deposito, senza rallentare all’incrocio con via Lago di Lesina: dopo pochi secondi, sporgendomi, li vedevo girare in piazzale Annibaliano sul bifilare di servizio in via Bressanone, per andare sulla Nomentana e di qui al deposito di Monte Sacro.

Lo scarso traffico privato consentiva anche altro ai conducenti e fattorini dei filobus. Quando d’estate le bancarelle del mercato rionale che si stendeva lungo tutto viale Eritrea toglievano le tende alle 14 circa, uno dei fruttivendoli continuava il lavoro fino alle 24 con il suo piccolo tavolino di fette di cocomero: talvolta la sera, sulla via del deposito, si fermava un filobus tranquillamente in seconda fila e autista e fattorino scendevano a farsi una fetta in santa pace!

Avevo la possibilità di vedere spesso anche le vetture del 35 (e del 56 fin quando venne esercitato con filobus) che transitavano per e dal capolinea di piazza Vescovìo passando per il doppio bifilare di via Lucrino. Ad esse si aggiungevano anche alcuni autobus in servizio sul 135, sempre dei vecchi Alfa Romeo 110A, ormai relegati dall’ATAC sulle linee periferiche.

Altro punto ideale per l’osservazione del 58 era naturalmente piazza S. Emerenziana, con i tre assi Alfa e i due e tre assi Fiat in sosta alla fermata per la sola discesa passeggeri e al capolinea sul lato opposto della chiesa. Non era però infrequente che i filobus in attesa di entrare in servizio fossero parcheggiati anche ai bordi della piazza e lungo viale Eritrea ai lati del marciapiede (che magnifica occasione per vederseli con calma !) o addirittura più lontano: sulle immagini di cartoline d’epoca del sito GRAF si possono vedere chiaramente due vetture a tre assi all’inizio di viale Eritrea e al centro di piazza Istria. Operazioni possibili solo in tempi lontani di scarso traffico e di inesistenti problemi di parcheggio.

Il bifilare con i suoi scambi e incroci era un oggetto di interesse quasi morboso, che ai miei occhi valorizzavano quei binari nel cielo (come sono stati definiti nel titolo del volume sulla storia dei filobus di Modena). Proprio sotto le mie finestre era collocato un paio di isolatori di sostegno uniti dal caratteristico legnetto e ricordo quelli di piazzale Annibaliano (l’anello del vecchio capolinea restò al suo posto fino agli anni Sessanta), viale Eritrea, corso Trieste, via Bressanone, causa di frequenti scarrucolamenti. Ricordo il sezionatore poco prima degli scambi per via Lucrino (dove correva un tempo il bifilare di servizio del vecchio deposito che occupava la parte finale di viale Eritrea), il bifilare aggiunto subito dopo in viale Libia quando nell’ottobre 1959 il 58 venne prolungato a piazza Gondar. A tal proposito riuscii dopo qualche giorno a vedere il nuovo tratto in viale Libia (gli abitanti reclamavano da tempo il prolungamento) e l’anello del nuovo capolinea. Ricordo come un flash un Fiat 672 che a piazza Gondar, nel grande silenzio circostante (oggi è un congestionato e inquinato incrocio), girava lentamente attorno ad un rondò coperto interamente di erba per arrivare al capolinea posto all’inizio di viale Libia. Sul fondo, dove un giorno sarebbe sorto il viadotto di via delle Valli, una staccionata di legno.

Episodi curiosi costellarono la vita del 58 in quegli anni lontani. Un giorno, verso le 14, affacciandomi alla finestra, vidi che proprio sopra gli isolatori del bifilare era caduto (ma da dove ?) un sacco di tela grezza, di quelli usati dai netturbini per raccogliere in quei tempi la mondezza. Inesorabilmente, i filobus che giungevano anche a velocità limitata scarrucolavano. Dopo un po’, un anziano e tarchiato controllore (forse del capolinea di S. Emerenziana), prese una decisione drastica: fece fermare un filobus sotto l’ostacolo, salì sul tetto del veicolo e, servendosi del manico di una ramazza prestata da un netturbino, rimosse il telo dal bifilare, scendendo poi a terra aiutato dall’imbarazzato personale del veicolo che non aveva osato tanto ardimento!

Altro episodio singolare in viale Eritrea di cui fui felice spettatore e che avrebbe davvero meritato di essere filmato si verificò in occasione di un nubifragio abbattutosi su Roma. Tutti i tombini del tratto di carreggiata tra l’incrocio con via Lago di Lesina e piazzale Annibaliano esplosero sotto il fiume d’acqua che si era formato, sollevando l’asfalto. Per le vetture filoviarie impossibilitate a procedere si dovette escogitare uno stratagemma che ricorda quello citato da Formigari nel suo libro, quando i filobus passavano dal bifilare del 105 in via Nemorense a quello del 106 a piazza Istria, scendendo per inerzia lungo via Panaro. Infatti, si decise di far prendere una leggera rincorsa alle vetture provenienti da S. Emerenziana, in coincidenza con l’incrocio con via Lago di Lesina e via Sirte (a causa del marciapiede centrale di viale Eritrea la distanza tra i bifilari era di circa 15 metri), mentre subito dopo i fattorini staccavano le aste dal bifilare e mantenendole leggermente abbassate correvano dietro i filobus (scena un po’ comica) mentre questi passavano al bifilare nella carreggiata laterale il cui asfalto non aveva subito danni; lì si riposizionavano le aste sul bifilare e i filobus lo percorrevano contromano fino a piazzale Annibaliano, dove veniva ripetuta la stessa manovra.

I ricordi del 58 si intrecciano ovviamente con quelli di altre linee della zona. Spesso prendevo con mia madre i filobus delle linee limitrofe, il 35 a piazza Crati e il 36 o il 37 o il 60 a S. Agnese sulla Nomentana per andare a trovare parenti o amici. Il solo andare a piazza Fiume, a piazza S. Silvestro, alla stazione Termini o a piazzale Flaminio e da lì verso altre destinazioni costituiva l’occasione di vere e proprie gite istruttive sul piano filotramviario. Naturalmente, ogni volta che si prendeva il 58 il sottoscritto correva a prendere posto dietro il vetro di separazione alle spalle del conducente, per guardare e annotare guida, quadro dei comandi e mille altri particolari.

Altre occasioni si verificavano quando si prendevano i tram 5 o 6 a piazza Istria fino a piazza Bologna (solo allora mi capitava di prendere anche le otto finestrini, ma senza mai poter salire purtroppo sulle rimorchiate) per andare da una zia paterna che abitava nel palazzone a gradoni accanto al magnifico deposito filoviario di via della Lega Lombarda. Quanti sforzi per gettare solo fugaci occhiate a quest’ultimo, senza mai avere il coraggio (a prezzo delle usuali prese in giro) di chiedere di poter vedere da vicino il deposito stesso, le vetture in sosta e i bifilari dentro e fuori, lungo via Arduino! Unica soddisfazione, osservare dalle finestre di mia zia poste al primo piano i tram dell’8 e del 9 che sferragliavano sul marciapiedone centrale di via della Lega Lombarda.

Ricordo la mia sofferenza allorchè provvisoriamente il 58 venne esercitato con autobus, quasi sempre i Fiat, delle serie 2000-2700: quando la linea divenne nel 1963 definitivamente servita con autobus (il 58 barrato riuscì a sopravvivere fino al 1966) altri autobus (oggi anche essi d’epoca) vennero immessi in servizio. Non riuscii però fin da allora a evitare un certo astio nei confronti di veicoli che avevano cacciato il filobus dal quartiere, così come stava avvenendo nel resto della città.


Piazza S. Emerenziana.

I tardi anni Sessanta, come è noto, videro l’eliminazione progressiva di molti esercizi tramviari e filoviari. Il bifilare rimase sulla linea del 58 ancora per qualche tempo. Una forte nevicata spezzando molti rami dei pini provocò la distruzione di alcuni tratti in corso Trieste nel febbraio del 1965. Il tratto di viale Eritrea (come quello di via Lucrino) resistette ancora qualche anno, fino al giorno in cui (anni Settanta) mi avvidi con malinconia che era iniziato lo smantellamento anche lì, essendo rimasti sospesi per il momento solo gli isolatori. L’era filoviaria nel quartiere era definitivamente terminata.

Giuliano Caroli, socio GRAF


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rev. A1 10/04/19