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Ricordi e nostalgia

Come l'ATAC modificò la strumentazione degli Alfa 140

 

Gli autobus Alfa Romeo 140 entrati in servizio negli anni 1950-51 furono senz'altro buone macchine, come testimonia se non altro la loro longevità, essendo rimasti in esercizio fino al 1964; occorre però dire che come carrozzeria erano un disastro, perennemente sgangherati e rumorosi oltre ogni dire. La situazione era quasi tragica nella parte anteriore della vettura, con la copertura del cofano del motore ridotta più o meno ad una semplice lamiera che avrebbe dovuto restare assicurata al pavimento da quattro agganci a molla, che, semplicemente rivettati alla lamiera, se ne staccavano ben presto e tutta la copertura restava più o meno solo appoggiata; la strumentazione, montata come usualmente su una specie di leggio posto di fronte al conducente, risentiva anch'essa di questo stato di cose, con il risultato che buona parte degli strumenti e degli indicatori era quasi costantemente fuori uso.

Lo schema che segue riporta la strumentazione nella sua disposizione di origine (con qualche semplificazione nella sagoma della tavola porta strumenti) e in quanto segue si raccontano le peripezie di questo particolare degli Alfa 140 romani, come furono seguite dal web editor (e sarebbe interessante confrontarle con le analoghe di altre aziende che hanno utilizzato gli stessi autobus).

La strumentazione degli A.R. 140 nello stato di origine:
1, doppio manometro aria freni;
2, indicatore livello gasolio;
3, manometro olio motore;
4, tachimetro con contachilometri;
5, lampada spia bassa pressione serbatoio freni;
6, lampade spia apertura porte;
7, bottone di avviamento motore con lampada spia
di carica batteria;
8, chiave di abilitazione e accensione fanali e fari;
9, deviatore per frecce con spia di segnalazione;
10, leve di comando acceleratore a mano e anticipo iniezione;
11, interruttori vari (da sin.: luce strumenti, tabella
di linea, commutatore fari-tromba, illuminazione interna prima e seconda serie);
12, piastrina porta indicazioni per gli interruttori.

Il primo strumento a guastarsi, nei primi mesi di servizio ma talvolta anche nelle prime settimane, fu il tachimetro, sia per le vibrazioni cui era sottoposto che probabilmente per la rottura del flessibile di azionamento; dal momento che per il servizio che facevano quelle vetture il tachimetro era assolutamente inutile, all'ATAC se ne disinteressarono e praticamente tutte le 105 vetture del gruppo rimasero, da un certo punto in poi, con il tachimetro fermo; anzi, su molte lo stesso fu smontato chiudendo il foro con un disco di lamiera verniciato.

Analoga sorte toccò poco più in là all'indicatore del livello gasolio, qui forse per una costruzione troppo approssimativa del galleggiante presente nel serbatoio; analogamente al tachimetro, anche l'indicatore di livello gasolio fu ritenuto superfluo dall'ATAC, tanto ogni autobus faceva il pieno al momento di entrare in servizio, e lasciato in sito inattivo.

Diverso invece il caso degli altri due strumenti, il manometro dell'aria dei freni e quello dell'olio del motore. Il primo, ritenuto importante, fu sempre mantenuto funzionante, ma dovendolo spesso sostituire con quanto si trovava al momento sul mercato, se ne trovavano montati di diversissimi tipi, fino a che, con l'entrata in servizio dei Fiat 405, l'ATAC cominciò ad utilizzarne i manometri dei quali evidentemente disponeva come ricambi. Anche il manometro dell'olio fu mantenuto sempre in funzione, forse per la difficoltà di eliminarlo dal momento che era a trasmissione diretta con un tubicino di rame uscente dal motore e terminante nello strumento.

Veniamo poi a parlare delle lampade di segnalazione: qui la situazione era disastrosa. Delle tre lampade superiori (5 e 6 sul disegno) le due di destra avrebbero dovuto segnalare l'apertura delle porte, ma il sottoscritto non è mai riuscito a vederne nemmeno una sola in funzione e si deve ritenere che le lampade fulminate non fossero mai sostituite. Quella di sinistra avrebbe dovuto essere considerata importante, segnalando l'abbassamento della pressione dell'aria nel serbatoio del freno, ma se fosse mantenuta efficiente il sottoscritto non ebbe mai modo di controllare. Oltre a ciò, queste lampade erano del tipo allora in voga anche su alcune automobili (ad es. le Lancia Aprilia, Ardea, Aurelia), piccolissime (7-8 mm di diametro), costruite con una specie di lente in plastica bianca opaca sotto la quale un pezzetto di trasparente colorato posto internamente davanti alla lampadina avrebbe dovuto far sì che la spia, bianca da spenta, si illuminasse ad es. di rosso se accesa: una pia illusione, perchè per l'opacità del complesso, la luce del giorno e la sporcizia imperante, la già poco probabile accensione della spia si sarebbe potuta notare solo di notte.

Vi erano poi altre due lampade: quella contenuta nel bottone di avviamento del motore che segnalava, spegnendosi, la carica in atto della batteria e quella di ripetizione della posizione degli indicatori di direzione, le "frecce" dell'epoca, presente sotto forma di un anello trasparente posto nella base del commutatore che avrebbe dovuto illuminarsi quando con lo stesso commutatore, s postato a sinistra o a destra, si alzava la corrispondente freccia. Le frecce erano d'altronde visibilissime da parte del conducente negli specchi retrovisori ed oltretutto erano del tipo oscillante, ossia tali che in posizione alzata non restavano ferme orizzontalmente (come sulle automobili), ma seguitavano a compiere piccole oscillazioni in su e in giù, mentre la lampada entro contenuta si accendeva e si spegneva; la spia ripetitrice non serviva quindi assolutamente a niente e all'ATAC non pareva vero di ignorarla.


La strumentazione degli A.R. 140 nello stato finale; nell'immagine a destra si nota il manometro dei freni del tipo impiegato sui Fiat 405, a sinistra del quale appare una specie di pomello non identificabile; sembra scomparso l'interruttore per l'illuminazione degli strumenti, dettaglio forse ritenuto troppo lussuoso; le leve dell'anticipo e dell'acceleratore appaiono coperte da uno straccio o qualcosa di simile.

La situazione cambiò nel 1954-55 quando per autobus e filobus divennero obbligatori i lampeggiatori di direzione in sostituzione delle frecce. Se queste ultime erano ben visibili negli specchi retrovisori, non altrettanto si poteva dire dei lampeggiatori che, se non opportunamente segnalati, rischiavano di restare ogni volta azionati non si sa per quanto. L'ATAC dovette quindi, nel caso dei 140, rivedere la strumentazione e ne approfittò per sostituire le tre piccole spie con quattro lampade di segnalazione di dimensioni usuali, montate due per parte, con le funzioni di allarme bassa pressione serbatoio e ripetizione lampeggio (a sinistra) e apertura porte (a destra); siccome sarebbe rimasto in vista il foro per la spia piccola di sinistra, dispose due piastrine cromate che collegavano tra loro le spie di ogni lato coprendo il foro a sinistra e a destra presenti solo per non alterare la simmetria del montaggio. Qualche anno dopo, ad imitazione di quanto presente sulle più moderne serie di rotabili entrati in servizio, montò sui 140 il teleruttore di sicurezza dell'impianto elettrico, comandato dai due pulsanti rosso e verde montati sul dischetto che a suo tempo aveva rimpiazzato il tachimetro, definitivamente soppresso.


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rev. A 13/10/17