tram e trasporto pubblico a Roma

La guidovia sperimentale della Borgata Fogaccia

M. di Pietrantonio

 

 

 

 

In tema di trasporti pubblici è sempre esistito il sogno di unire i pregi della ferrovia e della strada per gli spostamenti di grosse quantitativi di merci e di un gran numero di persone. Tra i tanti esperimenti uno fu condotto a Roma nel 1936, nella zona allora conosciuta come località Fogaccia, dove sarà poi edificato l'attuale quartiere Montespaccato.

L'idea della strada guidata, scrive l'ing. Gaetano Ciocca, ideatore e progettista del sistema, mi venne durante la guerra 1915-18. Io avevo allora frequenti occasioni di toccare con mano la difficoltà di collegamento della ferrovia con la zona di operazioni. Se nei periodi di calma le cose bene o male s'accomodavano, la situazione diventava subito critica nei momenti dell'azione. La ferrovia era inchiodata alle sue basi e non poteva avanzare con la velocità con cui avanzavano le truppe. L'ideale sarebbe stato che i carri ferroviari, giunti al termine dei binari, potessero proseguire sulla strada ordinaria prontamente riattata. Per questo si sarebbe dovuto trasformare radicalmente la ferrovia, sostituendo alle rotaie un pavimento come quello delle strade e cerchiano le ruote delle locomotive e dei carri con la gomma invece che coi cerchioni.

L'ing. Ciocca sottopose invano il suo bizzarro progetto con un primo memoriale indirizzato il 22 dicembre 1922 al Ministero della guerra, al quale non fu data risposta; propose quindi di applicare questo sistema all'autostrada Milano-Torino (1928) e tentò anche di esportare la sua idea in Russia (1932), ma anche in questi due casi nessuno prese sul serio la cosa.

Nel 1935 il sistema fu alfine sperimentato in un cortile dell'officina militare di Pavia, dove fu costruita una pista con una curva di 28 metri di raggio, lunga poco meno di 200 metri, sulla quale circolò un autocarro Ceirano da 35 quintali.

La guidovia, come nel frattempo era stato ribattezzato il sistema, fu allora presa in considerazione da Mussolini in persona, che pensava di utilizzare l'idea per dotare i territori dell'Africa orientale italiana di un sistema di rapidi trasporti di massa a costo più contenuto rispetto alle ferrovie. L'ing. Ciocca fu inviato a Mogadiscio nel febbraio del 1936, allo scopo di studiare le caratteristiche del territorio, e un anno dopo (febbraio 1937), in collaborazione con la Federazione fascista del cemento e del Ministero dell'Africa italiana, che si incaricarono rispettivamente della costruzione del binario (se cosi vogliamo chiamarlo), e della fornitura di due autocarri Fiat 634 e sei rimorchi militari Viberti, diede il via agli esperimenti.

     

La pista fu costruita lungo la via di Acquafredda.

Il congegno di guida, scrive sempre l'ing. Ciocca, è risolto applicando delle ruote orizzontali a gomme piene al ponte anteriore degli autocarri, ruote che corrono contro una pista sagomata di calcestruzzo di semplice e rapida costruzione. Lo scopo è di permettere innanzi tutto dei traini di rimorchi di circa sei pezzi su un tracciato regolare e di non stancare gli autisti con estenuanti ore di sterzo lungo strade non sempre praticabili.

La pista sperimentale, della lunghezza di circa trecento metri, fu costruita imitando tutte le caratteristiche del territorio cui doveva essere destinata, tra le quali una curva a largo raggio, un ponticello, e una breve ma ripida salita. Fu allestita una seconda curva di raggio molto ridotto, una controcurva (quella visibile nelle immagini che pubblichiamo), ed anche una sorta di scambio, una biforcazione che consentiva all'uno o all'altro dei due convogli di raggiungere le diverse destinazioni di arrivo.

Autocarri e rimorchi furono per l'occasione dotati di respingenti di tipo ferroviario.

I costi di costruzione e di esercizio oltremodo ridotti rispetto alla ferrovia, la possibilità per i convogli di affrontare pendenze impossibili per la strada ferrata, e non ultimo la possibilità di far passare parte dei convogli dalla pista alla strada ordinaria,  avrebbero certamente concretizzato l'idea di estendere questo sistema non solo nei territori dell'Africa italiana, e forse anche portato al progetto di adatte automotrici per il trasporto passeggeri. L'esperimento fu tuttavia attuato nel periodo delle restrizioni nell'uso dei carburanti ma, ad onta della soddisfazione del Re Vittorio Emanuele III e del capo del governo, on. Mussolini, la sperimentazione fu interrotta dopo sei mesi. Della guidovia Ciocca non parlò più nessuno, ma la guida allora costruita sta ancora lì, tra le case costruite nel dopoguerra nella zona dell'esperimento.


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rev. 24/05/16