tram e trasporto pubblico a Roma

Tabelle di linea e numerazione dei rotabili

L'identificazione delle linee urbane; le tabelle di linea

Le tabelle a colori
Le tabelle di linea fino al 1930
La riforma tramviaria e gli anni Trenta

Omnibus e tram a cavalli

In circa 160 anni di esercizio del pubblico trasporto di Roma, prendendo per buona la notizia che la prima linea sia stata l’omnibus piazza Venezia-S. Paolo Basilica in esercizio fin dal giugno 1845, i criteri di nomenclatura delle linee, così come i sistemi per apporre le indicazioni sulle vetture, sono andati incontro a una evoluzione che raramente è stata approfondita.

Agli albori del servizio i primi omnibus, non solo la linea per San Paolo già citata, ma anche le due che da piazza Montecitorio collegano la stazione della ferrovia per Frascati nel 1856 e quella per Civitavecchia dal 1859, utilizzano semplici cartelli con le indicazioni dei due estremi, di forma rettangolare ma sicuramente diversi nelle misure e nella forma dei caratteri, spesso peraltro assenti. Il regolamento per l’esercizio degli omnibus predisposto dal comune nel 1871 non specifica in modo chiaro come debbano essere apposte quelle che si chiameranno poi tabellazioni. Tra le prescrizioni troviamo però che

nelle stazioni di partenza e arrivo sarà costantemente affissa, a comodo del pubblico, una tabella contenente il numero delle vetture-omnibus che fanno servizio sulle medesime, il nome e cognome del concessionario, del conduttore e dell’inserviente, non che lo stradale ed orario particolare di ciascuna vettura-omnibus, con indicazione ben chiara dell’intervallo che dovrà intercedere tra la partenza dell’una e l’arrivo dell'altra, ma anche che una tabella affissa, ed a vista di tutti, nell’interno della vettura-omnibus deve contenere l’indicazione del massimo numero dei viaggiatori ammessi nella vettura e un estratto del regolamento comunale.

Nel 1871 quasi tutta la rete degli omnibus passa in gestione alla Impresa Romana degli Omnibus, una specie di associazione temporanea di imprese dell’epoca; con l'occasione la maggior parte delle ditte esercenti cercano di darsi un sistema univoco di gestione che, per quanto riguarda i cartelli indicatori, dovrebbe prevedere una presentazione abbastanza uniforme degli stessi; all'atto pratico, come era facile prevedere, le tabelle applicate ai rotabili appariranno il più delle volte con indicazioni e grafica chiaramente derivanti più dall'estro del momento che non da regole allo scopo stabilite.

L’immagine sopra riportata mostra una tabella montata su una vettura omnibus che, oltre ai due estremi del percorso, reca anche l’indicazione di un numero; dato che le linee urbane non erano all’epoca identificate da numeri, è probabile che si tratti di un esperimento di identificazione con il numero consecutivo assegnato alla linea nell’atto di concessione stipulato tra il comune e l'impresa, visto che in quelli del 1876 e del 1890 la p. del Popolo-p. Montanara è la prima di un elenco di 18 linee. La Società Romana Tramway e Omnibus (SRTO) che succederà alla Impresa utilizzerà per gli omnibus e per le prime linee tramviarie a cavalli tabelle a fondo bianco e caratteri scuri con le indicazioni dei capolinea, poste anteriormente e posteriormente, oltre ad una tabella lunga con un riassunto del percorso posta su una fiancata.

Le tabelle a colori

Con lo sviluppo del tram elettrico la SRTO passa ad un nuovo tipo di tabella che, oltre a indicare i capolinea e qualche volta alcune località intermedie, si presenta con uno schema di colorazione unico per linea, un sistema che si dice sia stato adottato per l’elevato tasso di analfabetismo che caratterizzava la popolazione dell’epoca. Le tabelle, di misura uguale per tutte le linee, riportano le indicazioni in verticale, dall’alto verso il basso; col passare del tempo, gli schemi di colorazione diverranno sempre più numerosi e complessi, sia per l'aumento del numero di linee in esercizio che per il fatto che in caso di soppressione di una linea il corrispondente schema non si vuole più utilizzare per non creare confusione, ciò che comporta un non indifferente ricorso alla fantasia per inventarne sempre di nuovi.


Motrice SRTO con tabella a colori.

Le tabelle di linea fino al 1930

Con l'estendersi della rete tramviaria e il conseguente moltiplicarsi delle linee, il sistema con tabelle a colori si rivela ben presto insufficiente; la SRTO passa quindi, nel 1908, all'identificazione delle linee a mezzo di numeri, seguendo uno schema già da tempo adottato da numerose reti tramviarie europee. Inizialmente le linee sono numerate consecutivamente partendo dalla 1 (numero che viene attribuito alla S. Pietro-p. Venezia-Ferrovia) e si introduce un tipo di tabella di legno che, seppure con piccole varianti e con vari distinguo, continuerà ad essere utilizzato a Roma almeno fino alla fine degli anni '50: una tavola in legno con una parte centrale rialzata sulla quale è scritto il numero di linea, mentre sulle due parti laterali sono indicati i due capolinea. Il parco SRTO è al momento costituito da sole motrici bidirezionali e le tabelle sono montate sull'imperiale delle vetture, una verso il frontale e un'altra verso la parte posteriore; quando, dopo il 1909, entreranno in servizio i rimorchi, questi saranno dotati di tabella montata, analogamente alle motrici, in prossimità della piattaforma posteriore del rotabile.


Tabelle numeriche SRTO.

Mutuandola da una tabella che già utilizzava sui propri omnibus, la SRTO introduce anche una tabella laterale di maggiore lunghezza, che ai due capolinea consente di aggiungere uno o anche due punti intermedi del percorso; l'utilizzo di queste tabelle apparirà però tutt'altro che regolare.


Tabella laterale su motrice SRTO e tabelle per linee con anello a doppio senso.

La SRTO non prevede particolari complicazioni nella denominazione delle linee e l'unica variante effettivamente utilizzata dalla società saranno le tabelle scritte con caratteri in colore rosso, impiegate su quelle linee che esercitavano gli anelli terminali in due sensi.

Nel 1909 è istituita l'Azienda Autonoma Tramvie Municipali (AATM). Per tutta una serie di ragioni che vanno al di là dell'esercizio e dei suoi interessi la nuova azienda municipale deve distinguersi dalla SRTO, che nei programmi del comune dovrà essere messa in condizione di cedere più o meno coattivamente l'esercizio delle proprie linee; forse anche a tal fine, adotta la presa di corrente ad archetto incompatibile con quella a rotella utilizzata dalla Romana, ordina materiale rotabile più moderno e nell'indicazione delle linee utilizzerà, all'apertura dell'esercizio nel 1911, numeri romani anzichè arabi; . Le prime linee municipali sono infatti contraddistinte dai numeri 1, 2 e 3, che sulle tabelle appaiono come I, II e III.

La tabella di linea utilizzata dalla AATM è di evidente discendenza da quella della SRTO: la parte centrale è però di forma tondeggiante, mentre di forma squadrata sono le parti laterali; nella prima tabella municipale le indicazioni dei capolinea occupano tutta la parte rettangolare, col numero scritto in caratteri di uguale dimensione compresi nello spazio rialzato; per alcuni servizi limitati si hanno tabelle strisciate (con termine AATM), contraddistinte da due grosse barre trasversali che tagliano non solo la denominazione della linea ma anche i due capolinea, antesignane delle linee barrate che sarebbero state introdotte nei successivi anni Venti.


Primo tipo di tabella per rotabili municipali, normale e strisciata, con numero in cifre romane.

Nel 1916 l'azienda municipale decide di ridenominare le proprie linee con numeri arabi in luogo di quelli romani e inizialmente non modifica la forma della tabella, nella quale il numero continua ad essere scritto nella parte rialzata tondeggiante, mentre i due capolinea sono indicati per esteso nella parte rettangolare. Sia con i numeri in cifre romane che con quelli usuali, le vetture portano anche una tabella laterale rettangolare montata sull'imperiale di una fiancata che, come nel caso della analoga tabella della SRTO, riporta i capolinea e talvolta anche qualche fermata intermedia.


Primo tipo di tabella per rotabili municipali, con numero in cifre arabe; tabella laterale.

In epoca imprecisata, ma certamente prima del 1920, la tabella della ATM subisce una ulteriore modifica, che la porta all'aspetto che rimarrà tipico dei mezzi pubblici romani fino agli anni Cinquanta: la forma resta approssimativamente la stessa, ma la parte rialzata centrale assume una forma rettangolare, destinata ancora al numero della linea, ora scritto in caratteri più grandi che occupano quasi tutto lo spazio disponibile in altezza; in questo spazio troverà posto inizialmente il solo numero di linea, ma successivamente, circa dal 1925, vi si aggiungerà l'indicazione di una o più fermate intermedie.


Tabella municipale in stile pressocchè definitivo senza e con indicazione di fermate intermedie.

La denominazione delle linee municipali segue fino al 1927 il criterio della sequenzialità già notato per la SRTO. Nel 1917, abbandonati i numeri romani, le linee da I a V sono rinumerate a partire da 26, essendo il 25 già destinato a una futura linea SRTO, che è già noto che sarà l'ultima per questa società. La ATM utilizzerà molto il sistema dei capolinea ad anello terminale a doppio senso, già visto per la linea 1 della SRTO, seguitando a denotare i due sensi di circolazione con numeri neri e rossi; in altri casi il numero rosso denoterà invece un servizio limitato, come sarà il caso della 29 rossa, ex V strisciata, sussidiaria alla 29 nera.

Nel 1921 si completa il passaggio della quasi totalità delle linee SRTO alla ATM, restando alla prima la linea 15 fino al gennaio 1922 e la 16, che resterà invece alla SRTO fino al 1929.

Dal 1° febbraio 1926 l'azienda municipale sperimenta sulla linea 29 una serie di indicazioni di nuovo tipo, con le seguenti caratteristiche:

Le nuove indicazioni sono adottate dal 21 aprile alle linee 45 e 46, ma l'esperimento non sembra riscuotere successo nè tra i passeggeri nè tra il personale di vettura e sarà successivamente abbandonato, tornando alle precedenti tabelle,

Il 15 dicembre 1926 compare la prima tabella barrata, ossia col numero attraversato da una sbarra diagonale rossa, per indicare un servizio ridotto della stessa linea con la tabella non barrata; il sistema troverà largo impiego su tutti i tipi di mezzi della rete romana e sarà impiegato fino agli anni Sessanta.

Nel 1927 fanno la loro apparizione le denominazioni di linea letterali, già utilizzate sporadicamente fin dagli anni Dieci; sono prevalentemente usate per linee periferiche, spesso adottando le iniziali delle località raggiunte come ad es. la TQ, Tor di Quinto, e la FB, Forte Braschi o due colori nei casi di linee circolari. Nello stesso anno alcuni collegamenti speciali esercitati con autobus portano tabelle rettangolari senza numero, con il solo percorso seguito.

Il 20 settembre 1927 l'ATG assume in via definitiva la gestione del servizio autobus riscattandolo dalla Società Ugolini (STU) e cambia la propria ragione sociale in ATAG, Azienda Tramvie e Autobus del Governatorato. Per la prima volta si stabilisce un criterio di denominazione delle linee urbane:

Gli autobus sono dotati dal 1927 delle normali tabelle frontali già in uso per i tram; una tabella laterale di maggiore lunghezza con una più accurata descrizione dell'itinerario, già utilizzata dalla STU per le autoelettriche, si mantiene per un certo tempo, scomparendo del tutto entro il 1930.

La riforma tramviaria e gli anni Trenta

La riforma tramviaria del 1° gennaio 1930 è dettagliatamente descritta nel relativo capitolo; qui ci limitiamo a valutarne alcuni aspetti in relazione ai tipi di tabelle indicatrici dei percorsi. che saranno utilizzati.

Con la riforma le denominazioni delle linee cambiano completamente: le linee urbane sono classificate a seconda del servizio che svolgono in circolari, diametrali, radiali, centrali e periferiche ed ogni gruppo presenta un proprio criterio di nomenclatura. La rete tramviaria centrale è sostituita da una rete di autobus che congiungono due nodi opposti di un percorso circolare che delimita la zona centrale dove il tram è stato eliminato; le linee sono denominate con le lettere iniziali dei nodi cui si attestano; la denominazione letterale è riservata anche linea tramviaria che copre il percorso circolare sopra indicato (circolare interna). Le linee radiali sono mantenute tramviarie e denominate con numeri. Si hanno infine le linee di autobus centro-radiali e periferiche con numeri a tre cifre. Le tabelle sono ancora del tipo precedentemente utilizzato, in legno, rettangolari con la zona centrale più alta che contiene il numero di linea; tra le indicazioni dei capolinea nella zona rettangolare si trovano, salvo qualche eccezione, le indicazioni di alcune fermate intermedie. Quando, a partire dal 1937, si avvierà la rete filoviaria, per i filobus si seguiranno le stesse norme utilizzate per gli autobus.


Tabelle su vetture tramviarie


Tabelle su autobus e filobus.

Verso la fine degli anni Trenta, l'industria cominciò a fornire i rotabili, specie quelli su gomma, equipaggiati con le tabelle indicatrici di linea, prima quella anteriore e successivamente anche la posteriore, interne alla vettura, visibili dall'esterno attraverso uno sportello munito di vetro, al posto delle precedenti tabelle esterne di vario tipo. Furono anche unificate le dimensioni degli sportelli per le tabelle, nelle misure approssimative di 350x900 mm per quella anteriore e di 260x270 mm per quella posteriore. I rotabili dotati delle nuove tabelle cominciarono ad entrare in servizio a partire dal 1938 sulle principali reti, in particolare filoviarie, italiane (Torino, Milano, Napoli, Palermo, ecc.): ma non a Roma, dove l'ATAG rimase pervicacemente attaccata alle vecchie tabelle esterne in legno, esteticamente certo non gradevoli, che avevano anche lo svantaggio che il personale, per cambiarle, era costretto ad utilizzare delle scale e a salire sull'imperiale dei veicoli. L'ATAG cominciò seriamente a considerare le tabelle interne solo a partire dalla serie di filobus consegnata durante la guerra, ma sempre con molta diffidenza, tanto che, ad esempio, la tabella interna posteriore entrò in uso molti anni dopo. Sulle tabelle interne anteriori furono dapprima indicati i capolinea estremi e, in caratteri più ridotti, alcuni capisaldi intermedi; constatata poi la pratica illegibilità dei caratteri ridotti, i capisaldi intermedi furono eliminati e le tabelle portarono solo le indicazioni dei capolinea di estremità.

Furono, in ogni caso, anni densi di distinguo e ripensamenti, come chiaramente si evince dalle vicissitudini qui di seguito descritte. E' particolarmente interessante il caso degli autobus Alfa Romeo 110 a gasogeno del 1941 che, forniti con una tabella anteriore interna, furono quasi subito modificati dall'ATAG montandovi la solita tabella esterna in legno.


A.R. 110 del 1942 con tabella originaria interna ed esterna dopo modifica.

Tipi di tabelle

Utilizziamo nel seguito le seguenti abbreviazioni.


Tabelle esterne anteriore e posteriore A0, posteriore B0.


Tabelle interne A1 e A2.


Tabelle interne B1 ed esterna B01.

Fino al 1940

I rotabili dell'ATAG adottano in generale la tabella A0, che deriva dalle tabelle in uso dagli anni Dieci.

Le tabelle posteriori A0 saranno progressivamente sostituite da B0.

Anno 1941

Anno 1942

Anno 1947

Anni 1948

Tutti i rotabili tramviari unidirezionali (due assi modificate, MRS, MATER) sono dotati di tabella posteriore B0.

Anno 1949

Nel 1949 inizia la sostituzione di tutte le tabelle laterali A0 con tabelle C0.

Anno 1950

Anno 1951

Anno 1952

Anni successivi

A partire degli autobus Fiat 405 consegnati nel 1954, tutti i rotabili che entrano in servizio, autobus, filobus e tram (motrici PCC), seguono l'ultima direttiva dell'ATAC e hanno tabella anteriore A2, posteriore B1, laterale C0; sono aggiornate anche molte serie di rotabili precedenti.

Nel 1964 le motrici tramviarie MRS perdono la tabella anteriore A0, sostituita dapprima da una tabella in lamiera posta sotto il parabrezza e successivamente da una tabella posta nella parte alta del parabrezza, dietro il vetro; anche le articolate MATER sono sottoposte a questa modifica, ma la tabella in lamiera resterà fino alla demolizione delle vetture avvenuta nell'anno successivo. Negli anni Settanta e Ottanta le vetture tramviarie Stanga (7001-7099, 7101-7115) sono dotate di tabella anteriore interna a rotolo trasparente del tutto fuori standard e di tabella posteriore interna ingrandita.

Nel 1963 è impiegata per la prima volta la tabella a palette mobili della ditta Solari di Udine sui Fiat 410 serie 3031-3140; alcune serie di tabelle erano scritte con caratteri più sottili e in negativo con numeri bianchi su fondo nero (stile inglese). Nei primi anni Ottanta seguono sui Fiat 418 e sugli Inbus le tabelle della Cavisedo di Torino, ancora a palette mobili ma in senso orizzontale anzichè verticale come nei Solari. Tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, in sostituzione dei modelli prodotti dalla ITT nel 1985 utilizzati su Inbus, Effeuno e Menarini 201 LU scarsamente visibili e poco affidabili, compaiono i Vultron, tabelle a comando elettronico che sono anche montate, a titolo sperimentale, su alcune vetture tramviarie (7051, 8019, 8031), ma la modifica non è estesa ad altre vetture. Infine, nel 1992 sulla serie di Iveco 480 Turbocity 3442-3565 sono installate tabelle anteriori alfanumeriche con indicazione di entrambi i capolinea (alcune vetture non consecutive tra la 3551 e la 3565 presentavano caratteri differenti.

Una soluzione di fortuna

Un Fiat 666 del gruppo 1901-1919 porta una tabella A1 che copre la regolare A2 impiegata su quelle vetture: l'immagine è presa da un film del 1951, ma il sottoscritto ricorda di aver visto una di queste vetture dotata dei ganci per l'applicazione della tabella esterna e potrebbe essere stata una modifica allo scopo di poter utilizzare la vettura su linee non presenti nel Plurimus.

Nota. - A Roma ci è stato evitato l'obbrobrio che si vedeva a Napoli negli anni Cinquanta, con una simile soluzione sistematicamente adottata sui filobus a tre assi.(aggiornamento di Andrea Frasca).


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rev. E1 10/09/21