| tram e trasporto pubblico a Roma |
All’inizio degli anni 50 del 1900 era in corso una vasta opera
di ammodernamento della rete tranviaria romana, che interessò sia il materiale
rotabile, parzialmente rinnovato con la fornitura delle moderne articolate
Stanga e l’imminente arrivo delle PCC, sia gli impianti fissi, ad esempio con
l’aumento ove possibile del raggio delle curve e l’inserimento di raccordi
parabolici, sia infine l’esercizio con l’accorpamento di più linee e l’adozione
del nuovo sistema di numerazione delle stesse.
Uno degli interventi più interessanti sugli impianti fissi, che merita di essere
ricordato, fu la ricostruzione integrale con criteri e materiali più moderni
dell’incrocio tra viale Giulio Cesare, via Marcantonio Colonna e via Lepanto,
realizzata dall’ATAC nell’estate del 1955. Tale incrocio, che in quegli anni era
il più trafficato della rete romana, era percorso da alcune tra le più
importanti linee della rete: la Circolare rossa ED/ES, l’8 (ex 9/C), il 25 (ex
33) e il 26 (ex 35/C) che percorrevano viale Giulio Cesare, il 27 e il 27
barrato (ex 35 e 35 barrato) che da via Marcantonio Colonna svoltavano a
sinistra su viale Giulio Cesare, ed il 28 (ex 28/37) che sempre da via
Marcantonio Colonna proseguiva dritto per via Lepanto verso il capolinea di
Piazza Bainsizza, dove si trovava anche il deposito “Vittoria”.
L’incrocio, che prevedeva tutte le possibilità d’istradamento tranne quella tra
via Marcantonio Colonna e il tratto di viale Giulio Cesare verso il Tevere, era
stato a suo tempo realizzato con criteri tipici dei primi impianti tranviari: le
curve erano di piccolo raggio e mancavano di raccordi parabolici, e in
particolare il raccordo tra viale Giulio Cesare e via Lepanto comprendeva un
tratto rettilineo tra le due curve.
Per la realizzazione del nuovo impianto vennero impiegati elementi costruiti in
Germania su progetto del Servizio impianti fissi dell’ATAC, comprendenti
complessivamente 12 scambi, 36 cuori, un incrocio centrale con 16 cuori, 86
elementi di rotaia di lunghezza variabile da 4,80 a 15,40 m, 372 tiranti di
scartamento e 214 coppie di stecche, il tutto per un peso complessivo di 118.700
kg. Per la realizzazione dei vari elementi furono scelte rotaie di profilo
speciale particolarmente robuste, allo scopo di ottenere un complesso in grado
di funzionare per lunghi anni evitando i frequenti e onerosi interventi di
manutenzione normalmente richiesti da impianti analoghi.
Gli scambi avevano un raggio di 50 m, con l’impiego ove opportuno di raccordi
parabolici, mentre il raggio minimo in due punti singolari risultò pari a 18,75
m. Per queste curve venne adottata la rotaia esterna a gola piena e quella
interna a gola profonda, annullando così o almeno riducendo al minimo lo
slittamento delle ruote ed i conseguenti consumi di rotaie e bordini.
Tutti gli elementi, trasportati sul posto, vennero collocati in opera sotto i
binari esistenti opportunamente rialzati, con un lavoro preliminare che si
protrasse dal 1° al 24 agosto 1955, finché in sole tre ore, nell’intervallo
notturno, vennero smantellati i vecchi impianti e collegati i nuovi ai binari di
corsa con l’impiego di 90 uomini, senza alcuna interruzione del servizio sulle
linee interessate. Si trattò di un’opera veramente grandiosa: basti pensare che
le saldature tra i vari elementi costituenti gli scambi, realizzate con
l’impiego di elettrodi austenitici, erano state collaudate per trenta milioni di
cicli con un carico di dieci tonnellate, corrispondenti a 50 anni di esercizio
con il passaggio di sei assi ogni quattro minuti, per diciotto ore al giorno!
Purtroppo tutto questo notevole lavoro non servì praticamente a nulla perché
prima ancora che l’impianto venisse completato, in barba a qualsiasi
pianificazione, era già iniziata l’epoca delle soppressioni: dal mese di luglio
il 26, 27 e 27 barrato erano stati sostituiti dagli autobus 99 e 47, meno di un
anno dopo sarebbe stato soppresso il 25, poi sarebbero arrivate le Olimpiadi e
nel giro di soli cinque anni di quello che era stato il più importante incrocio
tranviario di Roma rimase in esercizio il solo binario percorso dall’ED!
Bibliografia. Nuovo impianto di deviazioni ed incrocio binari tramviari
dell’A.T.A.C. Trasporti Pubblici - 11/1955

Nel 1940, a sinistra e al centro: la motrice 413 sulla linea
33 proviene da via M.A. Colonna, una MRS di prima serie sulla linea 35 in v.le
G. Cesare;
a destra binari all'immissione di v.le G. Cesare nel lungotevere
Michelangelo.
rev. 14/02/10