tram e trasporto pubblico a Roma

Ricordi e nostalgia

Da Roma a Zagarolo

di Pietro Sgrulletta

La ferrovia Roma-Fiuggi, anche qui molti ricordi mi riportano agli anni Sessanta, quando, ancora molto piccolo, vivevo tra Centocelle e il quartiere Don Bosco. Per la ferrovia erano gli anni della decadenza, già iniziata nel dopoguerra, anche a causa dell’impervesare della politica del trasporto su gomma, che non pochi danni arrecò al servizio pubblico: solo dopo i romani si sarebbero accorti di ciò. Tornando ai ricordi di quegli anni, abitando nei pressi di piazza dei Mirti fino al 1966, la mia grande felicità era vedere l’arrivo del trenino sulla piazza e fare capolinea lungo l’anello che la circondava. Grande interesse poi mi dava il binario interallacciato su via dei Castani fino a piazza S. Felice da Cantalice, mi incuriosiva il fatto che il tram proveniente dal capolinea dovesse attendere l’arrivo del tram dai Laziali se questo impegnava il binario, previa segnalazione semaforica (credo, ma non ne sarei certo, ero troppo piccolo per ricordare questo particolare). Un altro bel momento per me doveva essere quando mio padre mi prendeva a cavalcioni per farmi vedere all’interno del deposito officina (quello vecchio), lato via Valmontone e potevo così notare i trenini in fase di riparazione.


In p. delle Camelie e un treno extraurbano in arrivo a Centocelle stazione (1974).


In p. dei Mirti (1980).

Mi appassionava moltissimo la guida del trenino e la leva del controller che regolava la marcia, come pure l’apertura delle porte con i tipici pulsanti colorati posti al centro della plancia.


Il banco dei treni urbani.

Una volta un tranviere mi fece anche suonare la tromba del trenino, da un pulsante a pedale posto a terra al posto guida. Spesso di domenica con mio padre arrivavamo al capolinea Ferrovie Laziali e anche qui mi piaceva la serie di scambi che portavano al capolinea : a me quei binari sembravano tanti e ancora oggi, passando da quelle parti ho grande nostalgia per i tempi in cui tutto sembrava pulito, ordinato, forse erano gli occhi di un bambino, oggi sono quelli delusi da tanta superficialità.

Ma l’interesse per la tratta extraurbana era parimenti coltivato in quella felice età. Con i miei, per tutto il finire degli anni Sessanta e metà degli anni Settanta andavamo da un nostro amico di famiglia che abitava nella zona di Labico, in campagna. Erano ancora gli anni delle scampagnate fuori porta, con o senza automobile, l’importante era passare con la famiglia o gli amici una bella giornata.

Così andavamo là o con la corriera (c’erano le autolinee di Ala-Zeppieri o altre private che percorrevano la Casilina), oppure con maggior piacere, con il trenino della Fiuggi fino alla fermata di Zagarolo bivio, dopo San Cesareo. Prima del 1971 il trenino per Fiuggi-Alatri provenendo da Laziali, si prendeva all’interno della vecchia stazione di Centonelle, essendo il binario esterno riservato alla linea per piazza dei Mirti (il trenino urbano, dopo la fermata girava a sinistra, mentre quello interurbano proseguiva diritto uscendo dall’interno della stazione). Il percorso che tutti noi appassionati conosciamo non ha sostanzialmente cambiato aspetto nel corso di quegli anni, comunque gran curiosità mi destava la tortuosità della linea, la salita dopo Pantano fino a San Cesareo e l’estrema lentezza del percorso dal momento in cui il treno si innestava sulla strada statale 155 lasciando la Casilina, prima della fermata di Zagarolo bivio, dove appunto scendevamo per raggiungere i nostri amici.

Il ritorno la sera della domenica, per quanto malinconico dovesse essere, in me era pervaso dalla speranza di fare un viaggio interessante. Si aspettava il treno alla fermata di Zagarolo Bivio, a volte, in autunno era già quasi buio e da lontano si sentiva il fischi del treno che arrivava da Zagarolo e poi le luci nel buio sempre più fitto. Capitava di viaggiare sui treni bloccati 460/470 e rimorchiate, a volte in doppia coppia, come pure sulle 800/810, anche queste a volte erano due unità accoppiate, segno che ancora a quei tempi, un pò di gente usava la ferrovia, altrimenti non avrebbe avuto senso allungare i convogli. Il viaggio di ritorno sembrava più veloce, forse anche per la presenza delle forti discese, anche se il treno, per ovvi motivi di sicurezza, non poteva mai superare una certa velocità. Alle stazioni, essendo la linea a binario unico fino a Grotte Celoni, a volte il treno doveva attendere per dare la precedenza a quello proveniente dal senso opposto. La partenza era data dal capotreno con una trombetta, la chiusura delle porte dava il via alla marcia.

Dopo il nostro trasferimento da Centocelle a Don Bosco, continuammo a viaggiare con il treno della Fiuggi per le scampagnate, per me il viaggio durava di più ed ero ancora più contento. Per tornare a casa allora ci capitava di prendere sulla linea 612 o i famosi Lancia Esatau serie 401/595 (Viberti o Pistoiesi) e qui la cosa più interessante era la ridotta del cambio posta vicino alla plancia e l’assenza del motore a sbalzo; od anche, in tempi più recenti, inizi anni Settanta, i Fiat 410 serie 2735-2967, a me molto simpatici dei quali ricordo con curiosità la velocità di ritorno dello sterzo color marrone dopo una curva grazie al servosterzo e il particolare interesse per il cambio semiautomatico, il che mi dava l’impressione di una grande facilità di guida di questi mezzi.


Gli autobus Lancia Esatau (1959) e Fiat 410 (1960).

Insomma, anni irrecuperabili se non con la mente o con qualche foto, certo è che il film della vita a volte è meglio riavvolgerlo per provare piacere anche nel ricordo.


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rev. A 14/10/17