tram e trasporto pubblico a Roma

Ricordi e nostalgia

La funicolare per Rocca di Papa

di Alfredo Granelli

Con la dovuta solennità, il 1° novembre 2013 fu posata la prima pietra della nuovissima, modernissima, sostenibilissima ecc. funicolare di Rocca di Papa; da quel fatidico giorno sono passati più di quattro anni e la modernissima ecc., costruita, è ancora lì, ferma, con i due rotabili che si salderanno alle rotaie. Ma c'è ancora qualcuno che ricorda un'altra funicolare, che corse su e giù sullo stesso tracciato, dal 1932 al 1963...

 

Una bella domenica di sole mia madre, ben conoscendo la mia passione per tutto ciò che sa di binario, mi regalò una gita a Rocca di Papa per visitare la funicolare da lei varie volte utilizzata in gioventù, nel corso delle “porchettate” ai Castelli tanto care a mio nonno.

Partimmo con un bus della Stefer diretto proprio a Rocca di Papa e, lì giunti, potemmo visitare la stazione a monte, ancora presidiata dal manovratore, che ci accolse con molta cortesia e che ci fece entrare nei locali, anche se ormai chiusi al pubblico. Non solo, ma visto che lui era lì per garantire ancora un minimo funzionamento dell’impianto (in attesa che se ne decidesse sciaguratamente la sorte), avviò le macchine e la cabina a monte incominciò la sua discesa fino ad incontrare la gemella che saliva. Se ricordo bene, a metà percorso, la marcia venne invertita e tutto tornò nell’immobilità di prima. Il gentile manovratore ci spiegò poi che, con spesa relativamente contenuta, si sarebbe potuto adeguare il sedime tranviario, allargandolo ed asfaltandolo, così da permettere ai pullman di raggiungere Valle Vergine, consentendo così l’arrivo dei viaggiatori nel centro di Rocca a mezzo della funicolare. Evidentemente, oltre ad essere un uomo innamorato del proprio lavoro, era anche un lungimirante!!! Ma sappiamo che altrettanta lungimiranza non l’ha avuta chi dopo i tram dei Castelli ha affossato anche la funicolare.

Purtroppo non avevo con me la macchina fotografica e non ho potuto fissare le immagini di quella breve resurrezione della funicolare. Dopo una capatina a Frascati, un altro bus della Stefer ci riportò a Roma e, siccome in vettura c’eravamo solo mia madre ed io, l’autista (ex tranviere) ci omaggiò, in barba alle norme, della sua conversazione. In particolare ci spiegò che la corsa con la quale stavamo viaggiando era una di quelle sostitutive del servizio tranviario, contraddistinta dal cartello di linea con le scritte in rosso, mentre le corse automobilistiche “pure” (peraltro già esistenti anche all’epoca dei tram) avevano i caratteri neri. Occorre chiarire che - a parità di tragitto - il biglietto del tram costava qualche lira in meno rispetto a quello dell’autobus, cosa che avveniva anche a Roma, dove (se ben ricordo) la corsa tramviaria costava 25 lire contro le 35 di quella automobilistica. Per cui - ci narrava l’autista - succedeva sistematicamente che gli utenti in attesa alle fermate a richiesta, vedendo arrivare un autobus cominciassero a fare grandi cenni di stop. Con l’avvicinarsi del mezzo però, accortisi che era tabellato nero e non rosso, gli stessi utenti si sbracciavano per far cenno di proseguire, preferendo attendere la corsa ex-tranviaria che costava molto di meno.

Per dirla alla Nino Frassica: Fine del “nanetto”.


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rev. A 30/01/18