tram e trasporto pubblico a Roma

Perle della letteratura sul trasporto pubblico

 

C. Nissirio, M. Bianchini. ATAC la nostra, la vostra storia (2013).

Ma per piacere (rivolto all'ATAC): passiamo pure sopra sul contenuto di certe pubblicazioni, ma almeno la composizione di testo e figure fatela fare a chi se ne intende!

Con questo enigmatico titolo e con il sotto titolo Lavoro, mezzi, società, vie e piazze in un secolo di trasporto nella Capitale, si presenta un opuscolo distribuito ad una mostra fotografica realizzata da ATAC presso il Centro Commerciale Euroma2 (14-22 settembre 2013). Il titolo sembra promettere molto, ma il libretto offre poco o niente e quel poco anche non esente da errori.


Una immagine presentata alla mostra: è un microbus, ma ha qualcosa di strano, per es. nel numero di matricola...

Le circa 60 pagine sono divise in due parti, una di carattere narrativo e l'altra di presentazione di immagini. Nella parte narrativa, all'usuale introduzione in stile più o meno ermetico-trionfalistico (Massimo Bianchini, ATAC), segue un breve racconto del tipo nostalgico-rievocativo (Cesare Nissirio), che dovrebbe rifarsi all'epoca in cui l'autore utilizzava la linea 13 per certi suoi quotidiani spostamenti, sembra negli anni Cinquanta; il guaio è che l'autore si riferisce costantemente alla 13 nel percorso da Centocelle alla stazione Termini, mentre è purtroppo noto che la 13 non è mai andata nè a Centocelle nè tanto meno alla stazione Termini, visto che collegava largo Preneste con Monteverde Nuovo. Ma forse, anche se non è detto, il racconto narra un sogno dell'autore e allora tutto è permesso, anche inventarsi inesistenti percorsi tramviari. Sorvoliamo sugli altri due racconti di questa parte, il primo (Laura Bianchini), di difficile comprensione, tratta di tale Giggi Zanazzo e presenta alcune battute di sue opere teatrali (che non è chiaro cosa abbiano a che fare con l'ATAC); il secondo (Mario Baccianini), forse l'unico di un certo interesse, narra del sindaco Nathan e delle sue municipalizzazioni, anche se incorre in alcune inesattezze.

Nel 1911 è fondata non la ATM, ma la AATM (Azienda Autonoma Tramvie Municipali), che poi diverrà ATM, ATAG e, nel 1944, ATAC, quest'ultima sigla indicante Azienda Tramvie e Autobus del Comune (o.s. del 9-VIII-1944) e non Azienda per i Trasporti Autofiloviari del Comune di Roma, sigla quest'ultima che non è mai esistita anche se erroneamente citata da alcuni autori. L'ACEA non è stata creata nel 1912 da Montemartini per fornire corrente ai tram, ma nasce nel 1937 come AGEA (Azienda Governatoriale Elettricità e Acque) dalla AEM (Azienda Elettrica Municipale) del 1909 per divenire, nel 1944, ACEA (Azienda Comunale Elettricità e Acque).

Passando poi alla parte delle immagini, c'è da mettersi le mani nei capelli. La parte è divisa in quattro capitoli, intitolati Il lavoro, I mezzi, L'azienda e la società, Vie e piazze cittadine ed è costituita esclusivamente da fotografie (qualche altra fotografia è presente anche nella parte narrativa). Le fotografie sono del tutto prive di didascalie e numerate con un proprio numero d'ordine indipendente dalla pagina, ma non sono presentate progressivamente secondo questo numero: sono date in ordine casuale, random, col che troviamo, ad esempio, le foto 1 e 2 a pagina 8, seguite dalla 33 a pagina 9, dalla 40 a pagina 10 e dalla 82 a pagina 11 e così via fino all'ultima pagina.

A questo punto il lettore, che abbia finora resistito alla tentazione di gettare l'opuscolo in un cassonetto, spera che da qualche parte si trovi un elenco delle immagini, con didascalie e qualche elemento per trovarle ed in effetti, in testa ad ognuno dei quattro capitoli prima citati vi è un elenco di didascalie che però si riferisce sia a fotografie che si trovano nel capitolo sia ad altre che si trovano in altri capitoli, come pure a fotografie che non si trovano da nessuna parte, ossia inesistenti; non solo, ma le didascalie sono associate ai soli numeri d'ordine e, ancora una volta, presentate in ordine casuale. Due esempi: la prima pagina del capitolo Vie e piazze cittadine (pag. 51) contiene un elenco di didascalie, la prima delle quali è per la foto 1, che ci si aspetterebbe di trovare nella stessa pagina: invece no, si trova a pag. 8 in calce all'introduzione; a pag. 31, I mezzi, sono elencate 29 didascalie, delle quali 15 si riferiscono a immagini inesistenti.

Dobbiamo infine citare le immagini di copertina, che ci illustrano un modernissimo autobus dell'ATAC in contrapposizione al solito Thornycroft della SRTO, oltre alla usuale scenetta del ragazzino che parte per la colonia con l'obbligatorio berrettino bianco in testa; solo che il rotabile dal quale il ragazzino si sporge per salutare la madre non è, come forse gli autori dell'opuscolo credono, un tram, ma un altro tipo di veicolo, forse un autobus.

La tentazione del cassonetto si fa ora più impellente, ma vogliamo divertirci un po' con fotografie e didascalie, analizzando gli elenchi presentati nei quattro capitoli.

Capitolo Il lavoro, pag. 23.

Capitolo I mezzi, pag. 31.

Capitolo L'azienda e la società, pag. 43.

Capitolo Vie e piazze cittadine, pag. 51.

Note.

  1. Su una immagine esposta alla mostra con didascalia Rilievi del traffico su Via del Tritone - Anni '70 (via del Tritone incrocio via Due Macelli, autobus e filobus Alfa R. 110): in primo luogo la data è errata perchè i filobus Alfa R. 110 a tre assi anteguerra furono tutti radiati entro il 1966; in secondo luogo non sembra vedersi alcun rilievo di traffico, ma un normale momento di intenso traffico.
  2. L'utilizzazione di tram, autobus, treni ecc. per mandare i bambini alle colonie estive fu, a suo tempo, un grande elemento di propaganda per il fascismo. Oggi, in barba all'onnipresente e mai dimenticato antifascismo, le immagini di questi ragazzini che, felici e contenti, si accalcano su tram, autobus ecc. seguitano ad essere oggetto di gloria e vanto per l'ATAC e compaiono spesso su pubblicazioni di propaganda aziendale.
  3. Si nota che molte, tra le foto inesistenti, avrebbero dovuto trattare di personale femminile e filobus: due omissioni che oggi potrebbero essere giudicate gravissime.

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rev. A1 03/02/18