tram e trasporto pubblico a Roma

La rete degli omnibus dal 1845 al 1921

Le carrozze della rete

 

Per quanto riguarda il materiale rotabile, non è mai stato possibile reperire documentazione attendibile circa i criteri di costruzione delle carrozze. I pochi dati disponibili sono quelli contenuti nel Regolamento per l'esercizio delle vetture pubbliche e degli omnibus e in un verbale di accordi tra Comune e SRTO relativamente all'immissione in servizio degli omnibus di tipo 4. A seguire diamo una descrizione desunta da quanto si può ricavare dalle immagini disponibili.

Tipo 1: sono i primi omnibus entrati in circolazione nel 1845 e nel periodo 1856-1859: mancando qualsiasi esperienza al riguardo anche a Roma si segue il criterio dei primi omnibus parigini, derivandone la struttura dalle carrozze private in uso ai nobili e all'altissimo clero. In linea di principio si tende ad appesantire la struttura, applicando elementi costruttivi tipici delle diligenze, che consentano al rotabile di sopportare il maggior carico di persone e di lavoro. Contrariamente alle carrozze private, che ne avevano uno per lato, l'accesso degli omnibus è sistemato posteriormente al senso di marcia, con uno sportello sistemato in posizione centrale, al quale si affiancava un predellino dove durante la marcia il cocchiere stava in piedi, tenendosi ad appositi sostegni. L'abitacolo è più alto, e consente di viaggiare anche in piedi. I posti a sedere sono costituiti da due panche di legno uniche sistemate alle pareti, in modo che i viaggiatori danno le spalle ad un numero di finestrini che poteva essere di quattro o anche cinque per lato (non esistevano criteri di costruzione univoci).
   
Tipo 2: si afferma con la graduale diffusione della rete e con la necessità di ricorrere a materiale più funzionale. La carrozza prende una forma che somiglia a quelle delle prime vetture tranviarie a terrazzini (sia a cavalli che elettriche, che a loro volta derivarono la propria forma proprio dagli omnibus), con due terrazzini di estremità, una sorta di piattaforme a sbalzo rispetto agli assi: quello posteriore, protetto da una ringhiera, consente ai viaggiatori di salire da ambo i lati del rotabile (perché l'accesso è sempre posteriore al senso di marcia), e offre condizioni di lavoro migliori per il cocchiere, che è poi il fattorino di allora. Quello anteriore ha una struttura di legno pieno in luogo della ringhiera, ed è attrezzato con un sedile monoposto per il vetturino. Le cassa di queste vetture, che presenta tre o quattro finestrini per lato, appare indipendente rispetto alle ruote, che sono più piccole e sistemate non ai lati, bensì sotto il pavimento della stessa (nei primi omnibus le ruote sono sistemate ai lati, e come nelle diligenze raggiungono e superano l'altezza del piano di calpestìo del rotabile). I posti a sedere, stando almeno alla documentazione fotografica, sono perlopiù frontemarcia, ma in qualche caso sembrerebbe di notare che i viaggiatori sono seduti con le spalle ai finestrini, ciò che lascia intendere che qualche vettura sia stata costruita continuando a seguire il criterio delle panche laterali (o forse sono omnibus più antichi solo in parte ricostruiti).
   
Tipo 3: è la tipica vettura aperta in voga a cavallo tra ottocento e novecento, la vettura cosiddetta char-a-banc, italianizzato in giardiniera. E' di fatto la vettura di tipo 2 completamente aperta da tutti i lati, attrezzata con dei tendoni che fungono all'occorrenza da copertura del vano viaggiatori. In questa tipologia di rotabile (ciò che avverrà anche con tram e autobus), i sedili sono generalmente frontemarcia, dotati di panche trasversali che occupano tutta la larghezza della cassa, senza passaggio o corridoio centrale. Nelle immagini degli omnibus romani, tuttavia, sembra di potersi ravvisare che le vetture aperte siano dotate anche di panche longitudinali. E' possibile che si tratti di ricostruzioni estemporanee, forse a seguito di danni causati da incidenti.
   
Tipo 4: è l'omnibus di ultimo tipo costruito a Roma, sviluppato su progetto degli uffici tecnici comunali. Presenta una cassa a tre finestrini e la struttura a terrazzini poc'anzi descritta, ma in queste vetture le ruote tornano ai lati della cassa: di maggiori dimensioni quelle posteriori, più piccole quelle anteriori. Sopra i finestrini, che sono chiusi da vetratura fissa, appaiono una sorta di grate che fungevano da prese d'aria. I posti a sedere sono frontemarcia, e almeno in questo caso all'interno dell'abitacolo sembra di scorgere degli appigli che consentono ai viaggiatori in piedi di sostenersi durante la marcia. Di queste vetture sappiamo che furono costruite solo per la SRTO dalle Officine Bottazzi di Roma in numero non precisato, e che il legno utilizzato era perlopiù quello di rovere.

Per quanto riguarda la verniciatura, le vetture si presentano perlopiù in legno lucidato al naturale. Le sole vetture appartenenti alla SRTO sono verniciate nei colori sociali rosso e bianco. I cavalli utilizzati per la trazione erano per lo più di razza maremmana.

Omnibus tipo 2 con sedili longitudinali Omnibus aperti: a sin. con sedili frontemarcia, a destra con panche apparentemente longitudinali
   
  Finestrini chiusi e prese d'aria negli omnibus tipo 4  

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rev. 23/01/18